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The Adams Family

Lui sta arrivando, e vabbé: ne siamo tutti molto contenti.

Ma attenzione: tra smentite e conferme, pare stia arrivano anche LEI.

E qui occorre farsi una domanda cruciale. Credete forse che la moda sia un’amica fedele, in grado di farvi scintillare in ogni occasione e di attirare su di voi dolci sguardi ammirati? Beh, vi sbagliate: la moda ferisce e colpisce a tradimento, come un guardaroba nei colori pastello. Sembra tutto semplice e immediato, ma in realtà la catastrofe è a un passo.

L’esempio dei coniugi Beckham lo testimonia con disarmante eloquenza: si danno da fare per mostrarsi sempre perfetti, magnifici, strepitosi. Lui si presenta in campo con dei tagli di capelli che Maria Antonietta, in confronto, avrebbe potuto passare per una che si faceva le mèches in casa, mentre Victoria possiede un guardaroba taglia feto che persino Barbie Sontuosità Stellare le invidierebbe.

Folkloristici, per carità. Ma per quanto ci provino, sono sempre inadeguati.

Troppo eleganti.

Troppo semplici.

Troppo nudi.

Troppo vestiti.

Insomma, sempre e comunque fuori registro.

Ed ecco il punto: in questi tempi di sperimentale superfluo, definire un contesto plausibile per capire “come” (e se) vestirsi è diventato un’impresa titanica, in cui naufragare è purtroppo semplice come incontrare Britney Spears a una svendita di body contenitivi.

E Victoria Adams maritata Beckham è l’esempio più tragico e lampante di questo naufragio del gusto: un eccesso di eleganza, o presunta tale, fa sempre scadere nel ridicolo.

Va allo stadio in Balenciaga e Jimmy Choo, mentre le altre novantamila persone intorno a lei faticano a trovarsi addosso qualcosa di non acrilico.

Va a fare shopping a Los Angeles, una città che ha incoronato regina di stile persino Jennifer Aniston in ciabatte e pantaloni della tuta, come se fosse sempre su un red carpet: tacco vertiginoso, occhiali Cinemascope, completini in cui l’accessorio più semplice è un diadema.

Sulle sue borse ci sono più animali estinti che in una trasmissione di Licia Colò.

E se ci guardiamo intorno, anche e soprattutto nelle situazioni più prosaiche, ci accorgiamo che sono sempre di più i ragazzi e le ragazze che, come la Posh, sembrano pensare che la vita in fondo sia tutto un ricevere premi e sorridere ai fotografi: peccato che l’unica telecamera che di solito le inquadra sia quella del bancomat, di fronte alla quale posano comunque in mini di vernice, top mozzafiato e borsa di rettile.

In fondo, non si sa mai: un chilo di perle suona sempre meglio di un filo di perle.

E loro lo sanno.

5 commenti a “The Adams Family”

  1. Grande! Bravissimo… magistrale… quando arriverà a Milano aspetto il tuo nuovo post…ne vedremo delle “belle”…

    “Sulle sue borse ci sono più animali estinti che in una trasmissione di Licia Colò”.

    michaela | 17 novembre 2008 | 09:07

  2. noi, che abbiamo avuto le nostre vecchie nonne e zie ad ammonirci sui danni dell’eccesso, siamo vaccinati.
    povera Victoria e povere torme di tronisti e veline o aspiranti tali (che è anche peggio)

    aelred | 17 novembre 2008 | 11:13

  3. non so voi, ma alle elementari il mio maestro ci fece scrivere questa poesia:
    La Vanità

    Un dì la signorina Vanità
    più del solito volle farsi bella
    Mise una trina intorno alla gonnella,
    si strinse il busto senza carità.
    Si profumò i capelli, li arricciò,
    di un gioiello si ornò non mai veduto
    e indossato un mantello di velluto,
    altera tra la gente se ne andò.
    Ma la gente a vederla scoppiò in riso…
    S’era scordata di lavarsi il viso!

    aelred | 17 novembre 2008 | 11:16

  4. Come disse la Beckham, parlando del suo album: it’s a masterpiece! Peccato che simili opinioni siano sempre condivise da pochi, pochissimi estimatori.

    Vanderbilt | 17 novembre 2008 | 23:09

  5. Alle uniche telecamere che inquadrano questi moderni giovani aggiungerei anche quelle dei loro fottutissimi telefonini e macchinette. Ormai non si può più stare in un bar, anche il più cesso, senza finire nella memoria digitale di un qualche sfigato.

    matt butter | 18 novembre 2008 | 14:42

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