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Mah, mi pare una cazzata, francamente. Questo discorso auto-paraculo in cui Repubblica, Stampa et alii si “difendono” dal non aver detto le cose come stanno: la notizia era “ragazzo italiano muore con il compagno e il figlio del compagno sull’aereo spagnolo”.
La notizia è QUESTA, non “ragazzo italiano muore”. Il giornalismo prevede che vengano date le notizie, e i quotidiani hanno scritto ben di peggio con poche remore nei confronti delle vittime dei loro scritti.
Non berti questa storiella, Paolo. E’ una scempiaggine.
Aggiungo: non sono certo che lo steward morto nascondesse la sua omosessualità: sì, si era trasferito all’estero. Ma aveva un compagno e un “figlio”, ne mostrava le foto in giro (anche a parenti e cugini omonimi)… insomma: la gente sapeva.
Questa moralità pelosa improvvisamente sfoderata dai giornalisti italiana è solo una scusa patetica per pararsi il culo da una figuraccia pessima.
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Infatti, se la famiglia avesse voluto un rispetto alla privacy il cugino non avrebbe parlato. Ma una volta che lo ha fatto perché alcuni organi di stampa hanno tentennato e molti hanno addirittura omesso che è morto insieme alla sua famiglia?
Belle le argomentazioni usate da Gallo sull’articolo, e ancora più belle le premesse: “[...] l’Arcigay, che non lasceremo mai sola nelle sue battaglie contro le odiose discriminazioni [...]“. Meno male che c’è Repubblica, mi viene da pensare. Meno male che domenica 29 giugno c’era quell’ottavo di pagina (1/8 foto compresa!!) che non lasciava solo il movimento LGBT nel raccontare il Pride nazionale di Bologna del giorno prima.
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Paolo, stai scherzando spero…
che significa “outing forzato”???
forse Riso passava per etero e adesso si dice a mezza bocca che era gay? È il contrario.
Era gay, aveva un compagno, insieme crescevano un figlio e questo lo sapevano tutti, anche in paese. Di che outing stiamo parlando.
Qui si parla, caro Paolo, di damnatio memoriae, cui è stata condannata una famiglia formata da due uomini e un figlio: prima uccisi dall’incidente, poi cancellati dall’ipocrisia e dall’omertà.
compresa quella della famiglia Riso che dice “mio fratello era una persona riservata”.
che pena
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Aggiungo:
E infatti solo per quei due, per Domenico Riso e per il suo convivente, l’Arcigay trova necessario che “la completezza dell’informazione” frughi tra le lenzuola, e che la loro pulsione d’amore, che vale quanto tutte le altre pulsioni d’amore, sia sbandierata come una militanza, un drammone e una vertigine post mortem.
…è offensivo vedere come la richiesta di un rispetto nei confronti della scelta FAMILIARE dello steward – e cioè il non negare che fosse lì con un compagno di vita e il loro figlio – venga trasformata in un “frugare sotto le lenzuola”.
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Pure io trovo le argomentazioni di Merlo decisamente deboli, e ho fatto un po’ una carrellata a caldo appena le ho lette. in particolare (come mi sento autoreferenziale in questo momento):
«Perché i giornali decidono “come e quanto tirare in ballo la scelte private e i pudori familiari di Domenico Riso” solo quando si parla di omosessualità, mentre se ne strasbattono sempre altamente in vari casi per tanti altri temi assai più pesanti, e poi vengono a dirci che questo significa rispetto.»
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Aelred, mi spiace ma non sono per nulla d’accordo.
Se la famiglia di Riso non vuole far sapere se era gay ne ha tutti i diritti. Può essere una scelta che tu non condividi, ma è una libera scelta. Altrimenti giustifichi l’outing.
E spiegami per favore in tutto questo dove sta l’omofobia, e cosa cambia il fatto che si scriva sui giornali che era gay o no. Cosa cambia per Riso, soprattutto.
Ha ragione Merlo quando scrive che l’Arcigay in questo caso si comporta esattamente come una comunità di preti fondamentalisti al contrario, con lo sguardo puntato sulle pratiche sessuali del prossimo.
Era gay? Non lo era? Perché è importante che tutti lo sappiano? Spiegatemelo, per favore.
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No vabbè, sei un po’ boccalone Paolo: l’omofobia non sta nel “decidere di non fare outing”, ma nel “trattare l’omosessuale in maniera diversa da come si farebbe con un eterosessuale” per il semplice fatto che l’omosessualità è “scabrosa” (nella loro mente).
Ripeto: fosse stato eterosessuale, non avrebbero scritto “viaggiava con una amica e il figlio di lei” ma “Viaggiava con la sua compagna, con la quale da qualche anno intratteneva una relazione, e col figlio di lei che – secondo un parente della vittima – “amava come se fosse figlio suo” “.
Era omosessuale? Il compagno è diventato “amico”. Tutto qui: sta lì l’omofobia. Se poi seriamente credi a quella scusa patetica basata sull’”accusare l’altro per difendere noi stessi” sei libero di farlo.
Aggiungo: se io vado a vivere con una persona, ci metto su una famiglia, lo dico ai miei genitori e al resto del parentado, e poi muoio… beh, se loro nascondono questo fatto al mondo, come una vergogna, io li vengo a rintracciare nel sonno e li tormento.
Loro mi devono RISPETTARE e RISPETTARE LE MIE SCELTE. E non vedo alcuna ragione per la mia famiglia dovrebbe avere alcun diritto a nascondere una parte di me. Quella è una forma di mancanza di rispetto, non è “difendermi dall’outing”. Non è che per fare coming out bisogna andare sempre in giro con una maglietta con su scritto “sono frocio” e urlarlo in televisione. Alle volte si fa coming out anche nella vita di tutti i giorni. E in quel caso, non esiste più l’outing…
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Gatto Nero, la notizia è che era l’unico italiano a morire là. Non che era gay. Se lo era o no, se quello che gli è morto a fianco era un amico o qualcosa di più, è del tutto irrilevante.
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(Paolo, Domenico Risi aveva fatto una scelta di vita. Aveva costruito una famiglia. Aveva un compagno e un figlio. Non si tratta di dire “era gay”, ma “sull’aereo viaggiavano il suo compagno e suo figlio, morti assieme a lui”. E’ molto diverso: non si tratta di sessualità, ma di amore.
Se qualcuno nega di me una parte così importante, io bene non sto. Non so quanto Risi sarebbe stato felice di vedere negato il suo rapporto in questo modo.)
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E perché improvvisamente sono importanti per te le scelte di vita di Domenico Riso? Scusa, ma non ci arrivo.
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Paolo, per favore: ragiona da giornalista. Cos’era rilevante? “Uomo solo muore su aereo” o “Uomo muore su aereo con la sua famiglia”?
Stiamo parlando di “notiziabilità”. Metti un uomo eterosessuale e una donna sull’aereo, e immaginati come sarebbe uscito l’articolo.
Fatto? Ecco, l’omofobia sta nella negazione.
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Se la vittima di questa orribile tragedia fosse stato un uomo eterosessuale, come ha detto giustamente GattoNero, i giornalisti italiani, (che NB sono dei gran cialtroni e che si nascondono dietro false moralita’), non avrebbero scritto “viaggiava con una amica “.Siccome era omosessuale,il compagno o è diventato “amico”, o e’addirittura scomparso dai reportage del TG. nessuna curiosita’ morbosa, semplicemente un fatto.
chiamarlo amico invece che compagno mi sembra un insulto post mortem a due persone che avevano costruito una vita insieme.
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No aspetta, non ci siamo capiti: io non mi dispero per la morte di Domenico più di quanto non lo faccia per una qualunque vittima di un qualsiasi incidente. Gay o etero: sono sempre persone.
Il discorso – come detto… uhm, tremila volte – sta nella differenza con cui si sono posti i giornalisti nei confronti della vita e della storia di questo ragazzo. Un modo di porsi decisamente diverso da quello che avrebbero tenuto con un ragazzo eterosessuale. Ed è questo fatto che mi fa storcere il naso.
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A qualcuno importa sapere se qualcun altro avesse il marito, la moglie o l’amante a fianco quando è morto su questo aereo? O se era eterosessuale? Ne dubito. Perché invece l’orientamento sessuale di Riso è improvvisamente importante? E per chi? Perché fa notizia?
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“Chiamarlo amico invece che compagno mi sembra un insulto post mortem a due persone che avevano costruito una vita insieme”, dice Luca.
Penso che l’unico che potrebbe decidere su questo è proprio Riso, che non può per ovvi motivi. Quindi spetta ai familiari decidere. Familiari suoi e del compagno. Di certo non a noi.
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Ari-ripeto: no-ti-zi-a-bi-li-tà. Non ho alcuna curiosità morbosa per i dettagli di vita del povero steward. Ma un quotidiano racconta i fatti per come sono: “uomo italiano con compagno e figlio muoiono sull’aereo della strage di Madrid”.
La notizia è questa, e come tale va riportata.
Riportare “uomo italiano con tantotantocaroamico e suo figlio muoiono sull’aereo di Madrid” è distorcere la realtà, e i giornali non lo fanno (nei casi di cronaca). Perché in questo caso lo hanno distorto? Fatti una domanda e datti una risposta.
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…mi hai modificato il commento, Paolo?
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Dice Gatto Nero: “uomo italiano con compagno e figlio muoiono sull’aereo della strage di Madrid”.
La notizia è questa, e come tale va riportata.”
Completamente in disaccordo. Quella non è una notizia, è un outing.
cazzo scusa, stavo cercando di quotarti, ho fatto casino
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Se hai la mail di avviso ricezione commenti, magari hai il testo originale e puoi risistemarlo.
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Aspè, ci provo. Credo che questo post abbia raggiunto il record di commenti in contemporanea su Tom. Siete tornati tutti dalle vacanze?
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ps: è outing se e solo se Risi teneva nascosta la sua condizione di gay con compagno e figlio del compagno.
Lo aveva fatto? No, non lo aveva fatto: la sua famiglia sapeva della cosa, tanto che uno dei cugini riferiva che quel bambino “lo amava come un figlio suo”.
L’outing è sbandierare la sessualità altrui senza che questo ne abbia intenzione.
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Riparato il danno, spero.
Scusa Gatto, ma che diavolo dici?
Diciamo – per ipotesi, eh – che un noto cantante che ha scritto un pezzo dedicato a Raffaella Carrà sia gay, e che i suoi familiari lo sappiano benissimo, ma che non l’ha mai dichiarato alla stampa.
Un giorno un giornalista scrive che il noto cantante è gay, perché tanto i familiari lo sanno. Secondo te quello non è un outing?
Mettiamoci d’accordo, per favore.
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Nemmeno io sono d’accordo con te, Paolo. Non sono importanti le scelte di vita delle vittime, ma le scelte di scrittura dei giornalisti. Primo interesse: in un incidente all’estero è morto un italiano. Come in tutti i casi di cronaca, si cercano i dettagli familiari che rendano la notizia più emozionante per chi legge (non parlo di te e me, ma di un’ipotetica platea di lettori). La famiglia con figli fa più presa di una persona sola: invece, dato che siamo in presenza di un omosessuale, la famiglia diventa “famiglia” e il figlio “figlio”.
Già, perché in Italia i gay sono “persone”, non persone.
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Se la famiglia Riso non avesse voluto far sapere che Domenico era gay il cugino intervistato non avrebbe parlato del suo viaggio a Parigi dove é stato ospitato in una casa dove, come dice chiaramente sul Corriere il cui articolo sarà discutibile per molti altri versi ma dove almeno non vengono tagliate dichiarazioni a metà come hanno fatto tutti gli altri Tg e giornali, vivevano il parente, il compagno ed il figlio del compagno.
La notizia poteva essere tranquillamente “Italiano muore nell’incidente aereo di Madrid” e se servizi e articoli si fossero fermati lì nessuno avrebbe avuto niente da dire al riguardo. Ma poichè è stato scritto “Italiano muore con amico e figlio” che, viste le interviste riportate per intero, è una palese stronzata, forse qualcosa che non va c’è, ti pare? Una cosa è tacere degli elementi perchè non li si ritiene rilevanti nella notizia che si sta dando, altra cosa è scrivere o dire una boiata che forse con l’omofobia delle dichiarazioni sempre un pò sopra le righe di Arcigay non c’entra, ma dà sicuramente l’idea del livello infimo in cui è precipitato il giornalismo in questo paese. Pensi che se ad esser vittima dell’incidente fosse stata una coppia non sposata etero sarebbe stato scritto che la compagna era un’amica andata in gita col figlio?
Detto questo sarebbe interessante capire anche dal signor Merli, che nel suo articolo continua a proporre l’omosessualità semplicemente come un fatto di letto, i meccanismi secondo i quali i giornalisti decidono quando è il caso scavare nella “vita privata” delle persone e quando no (perchè certi scrupoli mi giungono totalmente nuovi) ed in particolar modo, visto che ci siamo, in relazione al mondo omosessuale.
Ad esempio quando in un omicidio, in un fatto di cronaca è coinvolto un gay si cita sempre in default il “torbido ambiente omosessuale” in cui sarebbero maturati i fatti, anche se poi l’ambiente gay il 99% delle volte non c’entra una mazza e mai che arrivi una smentita o una chiarificazione al riguardo da nessuno. Ultimo caso è quello dell’assassinio dell’architetto romano che si è scoperto esser stato praticamente derubato ed ucciso semplicemente da dei ladri, ma per risalire ad episodi più celebri, in cui era fra l’altro palese, visti i fatti e le modalità di assassinio, che “l’ambiente omosessuale” non c’entrava nulla e semma i era da citare un preoccupante incremento di violenza omofoba, basterebbe citare la vicenda di Paolo Seganti.
Ma senza scendere nel macabro mi sai dire che cazzarola ce ne rega e che rilevanza giornalistica ha sapere che un centometrista o un tuffatore son froci? Eppure in merito son stati montati negli scorsi giorni interi servizi televisivi, sprecati chili di inchiostro e Kb web. Quei gossip da sciampista di terza categoria vanno bene invece riportare una notizia come Cristo comanda, che in questo caso consisteva semplicemente nel dire dignitosamente che Domenico è morto con la propria famiglia, no.
Ma pur uscendo dall’ambito relativo al mondo gay questa prudenza e questo rispetto dei giornalisti verso la privacy del prossimo fa veramente ridere.
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Maria Sung, sei proprio sicura che su quell’aereo Riso sia l’unico morto con la famiglia? E perché la sua sarebbe più importante di quella del pensionato o della casalinga seduti due file dietro? Perché dovrebbe fare più notizia? O i gay sono “più persone” degli etero?
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L’unico ITALIANO morto con famiglia. Era lui che faceva notizia per i giornali, non la sciura spagnola. E’ ovvio che di lei non avrebbero parlato comunque.
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Paolo, io parlo di importanza delle notizie, non delle persone. Riso, giornalisticamente parlando, è il più importante di quei morti perché è italiano. Ci fosse stata la casalinga, o il pensionato, i giornalisti sarebbero andati al paese in cerca di dettagli che potessero colorire la notizia. Solo che in questo caso, dopo esserci andati, sono diventati improvvisamente pudichi e reticenti.
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Ma outing de che? Questi vivevano insieme e secondo te non lo sapeva nessuno? L’unico dubbio poteva essere sulla famiglia ma il cugino è andato a trovarli ed è stato lui a parlarne ai giornali, quindi la vedo dura poter dire che la famiglia non sapeva.
Fra l’altro il cugino fino a prova contraria fa parte di quella famiglia che tu dici esser l’unica a detenere la facoltà di render pubblica la cosa. Bene, l’ha fatto, anche perchè che questo fosse gay nonc e lo siamo mica inventato noi.
Ed è ovvio che se uno ti chiede “parlami di com’era tuo cugino in vita” non gli rispondi “era gay” ma gli racconti che trascorreva una vita serena col compagno e con il figlio che trattava ed amava come se fosse suo.
Fi lì nessun problema. Il probelma è arrivato quando la polpetta doveva essere confezionata per far piacere all’opinione pubblica.
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Maria Sung ha perfettamente centrato l’obiettivo.
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“Riso, giornalisticamente parlando, è il più importante di quei morti perché è italiano.”
Su questo siamo perfettamente d’accordo. Ma non perché era gay.
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No Paolo, stai perdendo di vista i fatti:
1. Riso era l’unico italiano a bordo e dunque parliamo solo di lui; non del pensionato spagnolo seduto due file dietro
2. Non si tratta di dire che era gay o andava a messa la domenica o amava la pasta al forno. si tratta di accennare – come farebbero tg e giornali con qualunque altra vittima italiana eterosessuale – alla sua vita affettiva e di relazione. che in questo caso, en passant, era con un uomo che aveva anche un figlio.
Erano una famiglia, senza virgolette, e su un giornale serio la notizia era: italiano muore con tutta la sua famiglia. e nel pezzo, spiegare che la famiglia era composta dal compagno e dal bambino di lui.
non è questione di indagare sotto le lenzuola o scrivere che ruolo preferivano a letto. dire solo, come sarebbe ovvio per tutti, qual era la sua vita.
dirlo non è outing, negarlo è omertà (a mio avviso)
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Infatti nessuno sta dicendo che Risi era importante perché gay.
Qui stiamo dicendo che l’essere Gay di Risi – una parte di lui, che non negava – è stata tenuta nascosta, quando era rilevante per raccontare un aspetto “notiziabile” della vicenda, e cioè la presenza sull’aereo ANCHE del compagno e del figlio.
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“dirlo non è outing, negarlo è omertà (a mio avviso)”
Io invece dico che non spetta a noi deciderlo, Aelred. Altrimenti seguendo questo discorso partiamo subito a tirare fuori dall’armadio tutti i personaggi noti cha ancora lì stanno. Volenti o nolenti.
Forza, chi comincia? Farebbe notizia, no?
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scusate ma che significa “notiziabilità”? cos’è, un indice di adattabilità dei fenomeni al circuito mediatico? la notizia DEVE essere corredata di tutte le informazioni utili alla comprensione della stessa…qui la notizia è: disastro aereo a madrid, cause ancora incerte…se risi o il compagno avessero acceso un sigaro o avessero lanciato una molotov dal finestrino allora è pertinente ma che fossero una “famiglia” non lo è…
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Proprio lì non sono d’accordo, Gatto Nero. Non era rilevante affatto, secondo me, come non lo erano le preferenze sessuali di tutti gli altri morti.
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Ma questo è un fatto di cronaca, non è gossip!
Non è che andasse scritto quante volte trombavano, anche perchè chi pensa che la denuncia di questa omertà sia da riferirsi esclusivamente a cose di questo tipo, generalmente dell’omosessualità sa qualcosa che se non è uno 0 lo rasenta e pensa quasi certamente che essere gay sia semplicemente ascrivibile ad una questione di letto.
Che dal signor Francesco merlo posso pure capirlo ma, ma non ti nascondo che leggere che un gay imposta dei discorsi a partire da questi presupposti mi spaventa un pò.
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Paolo, non sei tu è un baccello che ha preso il tuo posto!
che significano le preferenze sessuali???
qui non parliamo di sesso, parliamo di due persone morte unite da un legame affettivo.
altrimenti quando muore una famiglia in auto scriviamo un uomo, una donna e due bambini o “una famiglia”.
non ha nulla a che vedere con il rivelare le preferenze di qualcuno. qui c’è un dato di fatto che i media hanno nascosto per ipocrisia
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Andrew, la tua logica mi sconcerta.
Per Merlo che è presumibilmente etero, la notizia di Riso gay è irrilevante, e per me che sono gay invece non lo è?
Nessun baccello, Aelred, siamo di opinioni diverse questa volta. Succede.
I legami affettivi di Riso, come quelli del noto cantante, sono prima di tutto fatti loro. E in questo caso sono del tutto irrilevanti.
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sì, sì
mi sembra poco in linea con le tue opinioni di sempre; ma capita a tutti noi.
e cmq a me l’editoriale di Merlo sembra osceno
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Mai stato favorevole agli outing forzati, Aelred. Sempre stato a favore della privacy delle persone. Vive o morte.
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no, Paolo, non sono irrilevanti.
sono un semplice fatto di cronaca, che di fronte a una coppia (anche di fatto) etero sarebbe pacificamente riportato: “Italiano muore nell’incidente. era con la compagna e il figlio di lei”.
e invece in questo caso crea problemi e orticarie. se non è omofobia questa…
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Eh? Mi viene un dubbio…Ma hai letto il mio commento o un’altro? Non hai decisamente capito o forse non mi sono decisamente spiegato. Io non ho parlato in nessuno dei miei commenti di rilevanza mediatica perchè in una tragedia di questo genere non me ne importa una mazza mentre invece mi importa della dignità delle persone. E non ne ho parlato men che mai nell’ultimo ommento, anche perchè perchè do per scontato, ma evidentemente sbaglio, che il fatto che la persona in questione sia etero o gay e che costituisca una famiglia oomosessuale anzichè eterosessuale non possa e non debba costituire un filtro, un tabù, com’è invece è avvenuto, nella stesura della notizia ed a riguardo ti prego di rileggere quanto ho scritto nel mio primo intervento. Come ti ho già scritto e come ti hanno scritto tutti gli altri nessuno pretendeva ne pensava che sarebbe stato giusto un reportage sulla vita privata dei tre, ma di ammettere l’esistenza del loro reale legame (invece di inventare una menzogna) così come avviene nella totalità dei servizi di cronaca in cui son coinvolte due o più persone legate fra loro di cui, ammetterai, si è soliti enunciare la relazione che intercorre.
Venendo all’ultimo mio commento, dice semplicemente che l’articolo di Repubblica è evidentemente scritto da una persona che conosce l’omosessualità come io mi intendo di ingegneria aerospaziale, che parte e si sviluppa con un presupposto totalmente errato che è quello secondo il quale l’omosessualità equivale a sesso fra due uomini o sesso fra due donne e non prende proprio in considerazione che dietro di esso possa celarsi un variegato mondo di sentire di vivere di relazionarsi ed amare, tutte cose che un omosessuale, vivendole in prima persona, dovrebbe sapere, dunque in questo senso mi stupiva e mi preoccupava il fatto che un gay, in questo specifico caso tu, potesse assecondare un discorso che parte, continua e si conclude dall’unico presupposto di cui sopra.
Sono stato più chiaro?
Piccolo OT, non c’entra nulla ma hai il fuso orario di un’ora indietro.
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Senz’offesa ma paolo sempre ora impersonificazione colui che “fa lo scemo per non parlare il dazio”! Non prendiamoci in giro se quell’aereo di fianco a Riso ci fossero stati la sua compagna (perché di due vivevano assieme ed erano uniti da un pacs) e il figlio di lei (di cui lui aveva avviato le pratiche per l’adozione o il riconoscimento) tutti avrebbero parlato di un signore morto con la campagna e il figlio, insomma di una famiglia; invece i giornali hanno trasformato il compagno in un “amico” con cui semplicemente conviveva e al cui figlio era molto legato, tutto questo per giustificare il fatto che 1) fossero partiti assieme per le canarie, non due uomini (amici) ma due uomini e un bambino 2) il fatto che lui avesse acquistato con sconto il biglietto per il bambino.
Ora, se non è ipocrisia questa omissione delle parole giuste per descrivere la realtà da parte del giornalismo italiano, non so di che cosa stiamo parlando. I sono stati i giornalisti i primi a fare l’outing, solo che hanno preferito farlo con rigiri di parole tanto per non mettere questa tragedia sullo stesso piano di una tragedia “normale” (cioè che accade a una famiglia normale) altrimenti avrebbero liberamente parlato di compagno e non di amico e avrebbero indicato il legame di affetto genitoriale che a questo punto lo legava al figlio del compagno.
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Quanto leggo in molti commenti mi lascia perplesso.
Mi pare di capire che per molti di voi sono i media che dovrebbero decidere se rivelare le preferenze sessuali di chiunque oppure no, e non invece lasciarlo fare ai diretti interessati (o in mancanza di questi ultimi, ai loro familiari).
Qualcuno mi spiega gentilmente perché di Riso si dovrebbe dire sui giornali che è gay, e del cantante, dell’attore che magari sta da anni con un partner fisso dello stesso sesso (con o senza figli) invece no? Siccome Riso è morto, la discrezione diventa omertà? O peggio ancora, il non scriverlo sui quotidiani è automaticamente omofobia?
Grazie.
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Dato l’altissimo numero di commenti inseriti nell’arco di poche ore a questo post, vi chiedo di avere un po’ di pazienza se non sono approvati subito. Devo lavorare anche oggi, e non posso stare sempre davanti a un PC, né dedicare tutto il mio tempo a Tom. Se non leggete i vostri commenti subito è probabile che siano ancora da approvare: è successo per quelli di Andrew, per esempio.
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Qualcuno mi spiega gentilmente perché di Riso si dovrebbe dire sui giornali che è gay, e del cantante, dell’attore che magari sta da anni con un partner fisso dello stesso sesso (con o senza figli) invece no?
Perché Riso non ne faceva mistero, tant’è che il cugino ha detto quel che ha detto, tant’è che aveva iniziato le pratiche per l’adozione del figlio.
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[...] di cosa sia oggi il giornalismo in Italia. Sull’articolo è nata anche un’interessante discussione su Tom dove ho cercato di argomentare in merito alla presa di posizione di Paolo [...]
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Ma, forse lo si dovrebbero dire per vari motivi:
1) forse perché dire che se è morto col compagno, non significa semplicemente dire che era gay, ma che assieme a lui è morto anche la persona più importante della sua vita; insomma è morta un’intera famiglia e chissà, forse è un dettaglio irrilevante, ma ho l’impressione (errata ovviamente) che (etero)normalmente una informazione del genere i giornalisti non se la lascerebbero scappare, mentre, boh, forse in questo caso hanno voluto evitare il disgusto ai lettori, non so… o forse perché più semplicemente si disegnava un quadro troppo normale e quotidiano per essere attribuito a una coppia gay con figli, per la bigotta e provincialoide mentalità italiana.
2) perché con questo ragionamento si dovrebbe allora sostenere che se fosse morto con la compagna, dirlo sarebbe significato sputtanarlo giornalisticamente come etero; il che è un tantino ridicolo da sostenere.
Fatto sta che i giornalisti non hanno omesso la cosa, ma l’hanno detta con altre parole, disegnando un lontano dal vero, ma lasciandolo intuire, così come un comportamento di omertà del genere lascia intuire che si tratta di una sporca, losca di cui che è meglio non dire
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Ma ripeto per l’ennesima volta: a parte te chi parla di outing e soprattutto dov’è l’outing ce lo sai spiegare? Scusami ma l’intervista in cui si parla di convivenza, di un bambino trattato “come se fosse stato suo figlio”, l’ho rilasciata io, qualche altro blogger qui sopra, se la sono inventata i giornalisti del Corriere o l’ha rilasciata il cugino della vittima? E il cugino della vittima non fa parte della famiglia?
E soprattutto se i giornalisti sono i paladini del rispetto della vita privata altrui e la notizia, come scrivi qualche comemnto sopra, sarebbe dovuta essere “Aereo esploso a Madrid, ignote le cause dell’incidente” perchè questo è l’ennesimo caso in cui gli stessi giornalisti vanno a rompere le palle ai familiari delle vittime? Sto famoso cugino si sarà intervistato da solo? Il confine di questo fantomatico diritto di cronaca mi pare si sposti un pò troppo a piacimento.
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Ah, per giunta lui stava adottando il figlio del compagno, questa mi mancava. Figurati quanto erano nascosti sti due…
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la famiglia… a famigghia… ma non è ora di piantarla con sto strapotere decisionale ante e post mortem delle famiglie di origine?
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In effetti, le conclusioni di Paolo Colonna continuano a sembrarmi curiose. I nodi principali del discorso sono tre, secondo me.
Per Paolo raccontare nell’articolo che si trattava di una famiglia si trattava di outing, per tutti gli altri, no (primo nodo). A riguardo, mi pare che con una certa quantità di materiale sia stato fatto notare che outing non sarebbe stato (intervista al cugino, vivevano assieme con il bambino, le pratiche di adozione). Materiale che dimostra che si trattasse di un outing? Finora, nessuno. Quindi, metodo scientifico, sono portato a tenere come buono il fatto che l’outing non ci sia stato, e che quindi la notizia non avrebbe violato la privacy di nessuno, almeno non più di raccontare che stavano andando in vacanza a Madrid (anzi, questo addirittura manco i familiari lo sapevano con esattezza).
Sempre per Paolo bisogna fare un discrimine tra dove deve arrivare l’informazione e dove la pudicizia/privacy/etica-giornalistica/come-la-vogliamo-chiamare (secondo nodo). Giusto. Ora, nessuno qua vuole discutere di etica. Si discute su come, attenendoci alla corrente etica giornalistica (che quanto è poi buona, generalmente, tutti lo sappiamo), sia stato usato un curioso metro per la vicenda. Infatto, la questione è che i giornalisti, nonostante non ci fosse rischio di outing (tenendo buono il punto a) né reticenza dalla famiglia (vedi intervista al cugino) prendono la decisione di non dire. Quella che ci chiediamo è perché. Lo sottolineo: non se il fatto sia giusto o meno dirlo, che è quello di cui continua a parlare Paolo e su cui si può pure discutere (e si va su temi che chiedono una certa preparazione di etica), ma perché è stato fatto ciò dai giornalisti, che è quello di cui in realtà discutiamo tutti noi altri.
Ora l’omofobia del gesto sta proprio nelle motivazioni per cui questa decisione è stata presa. Qual è stata questa motivazione? Partiamo dal risultato, che è un fatto sotto i nostri occhi, e scomodiamo Einstein per fare un esperimento mentale: mettiamo sia morta una famiglia “standard”, e traiamo le conclusioni già tratte venti volte in questo thread (ma che non ho visto sostanzialmente Paolo commentare). Il risultato è che con una famiglia non composta da due uomini, la notizia sarebbe saltata fuori diversa nei giornali. Ripetiamo assieme: con una famiglia eterosessuale, i giornalisti avrebbero trattato la notizia in modo diverso. Tutti siamo d’accordo su questo, mi auguro.
Dal De Mauro online. “discriminazione: [...] 1b disparità di trattamento, spec. nei confronti di particolari gruppi etnici, sociali, politici”. Il loro comportamento, da definizione, è stato discriminante, e questo è un fatto. Non è fantasia, una supposizione: è un fatto che il comportamento della maggioranza dei giornalisti italiani su questo tema è stato discriminante.
Ora possiamo chiederci la ragione. Certo, qua andiamo a fare il processo alle intenzioni, quindi non si possono avere fatti. Loro dicono che la ragione è la riservatezza. Scusa un po’ debole, è stato già discusso quanto all’improvviso la riservatezza sia sorta tra i loro motivi, quando altrove non è successo. Oh, magari è vero, eh. Ti cade una tegola in testa, e all’improvviso diventi il triplo più riservato. Poi tra due giorni il bernoccolo passa, e torni a sputtanare i fatti della gente in piazza. può succedere.
Oppure no, semplicemente non hai le palle di tirar fuori un fatto che scandalizza, e sei un mezzo giornalista invece che un vero giornalista.
Quest’ultima affermazione, ovvio, è una discutibilissima e remota opinione mia, ovviamente. E magari c’è una teiera cinese che ruota di un’orbita ellittica fra Marte e la Terra, come direbbe Russell. Io mica posso leggere la mente delle teiere cinesi, voglio dire.
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…tra l’altro, che scandalizzasse lo hanno deciso i giornalisti.
A me non avrebbe dato nessuno scandalo. A molti italiani neppure.
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Andrew io non ho tempo per leggere tutti i quotidiani, abitualmente leggo Repubblica. Sul pezzo di ieri si diceva che Riso viveva in Francia con il compagno (forse dicevano amico?) e che voleva bene al figlio di lui come fosse suo. Che per quanto mi riguarda basta e avanza, a rivelare particolari del suo privato.
Che volesse adottare il figlio del compagno lo vengo a sapere da te ora, puoi magari fornirmi anche la fonte? Non mi risulta però che Riso fosse dichiaratamente gay. Sei così sicuro che lui non avrebbe avuto nessun problema a vederlo scritto su tutti i giornali, se fosse vivo?
Per riassumere: forse alcuni giornali sono stati eccessivamente cauti nel parlare dei suo privato, e altri meno. Si può accusare qualche testata di un pelo di moralismo, forse.
Ma da qui a parlare di omertà o di omofobia, ce ne passa.
Omofobi saranno piuttosto quelli – e sono certo che ce ne sono – che avranno pensato: “Evviva, un frocio di meno”.
Resto del tutto convinto – come Merlo – che in tutta questa storia l’omo o l’eterosessualità dell’unico italiano e di tutti gli altri spagnoli che sono morti su quell’aereo sia del tutto irrilevante.
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A fare diventare importante la sessualità di Riso, per primi, non sono state le associazioni gay, ma i giornalisti quando hanno deciso di omettere sistematicamente i riferimenti diretti all’informazione, e alterando la lineare realtà dei fatti creandone una contorta che non stava in piedi con la storia dell’amicizia. Per le associazioni gay è diventata rilevante solo in reazione a questa censura, facendo sottolineare come con altri termini il risultato dell’operazione sarebbe stato alquanto diverso.
Francamente non trovo alcun valido motivo per cui si debba definire un “amico” quello che in realtà era il suo compagno, ed era palese che lo fosse; tenendo presente poi che l’irrilevanza, giornalisticamente parlando, del legame tra Riso e un altro uomo, poteva essere sollevata se né quest’ultimo e né suo figlio fossero stati coinvolti nell’incidente aereo, ma essendo morti tutti e due il quadro che ne esce, dal momento che si vuole tracciare una breve biografia dell’uomo, diventa automaticamente giornalisticamente rilevante, e la sua omissione diventa un caso alquanto curioso, per il semplice fatto che mentre solitamente si tace un incidente automobilistico che, in condizioni normali, coinvolte un solo uomo, non lo si tace più se coinvolte un’intera famiglia.
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Però i giornalisti sono altrettanto “cauti” quando si tratta di parlare dei gay vivi non dichiarati, anche di quelli che hanno compagni o compagne fisse da decine di anni.
Quante volte si è letto dell’”amica” di Jodie Foster (pre-coming out fuori tempo massimo), per esempio?
Eppure non ho mai visto Arcigay o nessun altro gridare all’omofobia della stampa, in quei casi. Al massimo si alza un sopracciglio.
La differenza qual è? Che in questo caso i giornalisti erano tenuti a dire tutto di Riso perché tanto i morti non possono querelarti o mandarti lettere dell’avvocato?
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Paolè, cazzo dici?
Perché stai mettendo assieme pere e mele?
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Faccio delle domande, Gatto Nero. A cui non ho letto ancora una sola risposta che mi faccia cambiare idea, per ora.
La mia sarà una presa di posizione scomoda, ma in questo caso sto con Merlo, e non con Arcigay e Grillini.
Sarò cripto-etero, che volete che vi dica.
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Avessimo i pacs da 20 anni cose quali l’outing o la riservatezza non sarebbero problemi.
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Veramente anche nei Paesi più evoluti del nostro, quelli in cui i glbt si sposano o si pacsano, prima di fare un outing pubblico ci vanno ancora con i piedi di piombo.
Poi preferirei che Arcigay si preoccupasse di più di farceli avere un giorno, i PACS o surrogati, invece di indignarsi perché non si è scritto su tutti i giornali che l’unico italiano morto a Madrid era frocio.
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Paolo, questo è benaltrismo, però.
A parte che io, insieme a molti altri, mi sono sempre indignato quando parlavano della “compagna” di Jodie Foster o, più recentemente, quando si è parlato di Marina Cicogna e della sua “amicizia” con Florinda Bolkan, proprio qui su Tom…
Ma se tu sostieni l’outing per i famosi – e possiamo essere d’accordo – hai scelto l’occasione peggiore per la tua battaglia. Qui l’outing non c’entra un fico secco.
Oppure ha fatto outing Repubblica titolando oggi, a proposito di un incidente auto, Statale 106, scontro con un Suv
distrutta famiglia calabrese.
Qual è la differenza con Riso?
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Paolo, non è una questione che non hai letto risposta.
E’ che stai facendo un discorso senza né capo né coda, partendo dai preconcetti tuoi (sul contenuto delle nostre notazioni) che ti impediscono di leggere quanto viene scritto.
Noi diciamo A, tu dici “ma perché in un altro caso non viene fatto B?”
Non c’è proprio relazione fra le risposte, altrimenti volentieri avrei proseguito a discuterne a oltranza (chi mi conosce sa che sono in grado).
Ora come ora mi sento solo di consigliarti di fermarti un attimo, farti ‘na dormita e domani rileggere il tutto.
“Posizione scomoda”? Evitiamo evitaperonismi… Qua siamo tutti quanti contro l’Arcigay, di solito.
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No, Aelred, non sostengo l’outing, era una provocazione: non capisco perché dei morti si dovrebbe fare, e dei vivi no.
Siete voi che dite che in questo caso “andava detto” per forza, io sto dicendo esattamente il contrario: che è irrilevante quindi non vedo perché dirlo, o indignarsi perché non si è detto.
Poi per favore, mettiamoci d’accordo: molti qui hanno riportato interviste ai cugini, intenzioni di adozione, quindi mi pare di capire che non tutti i media sono stati eccessivamente “cauti”. Era proprio il caso di accusare di omofobia la stampa italiana in toto, o no si è piuttosto esagerato un po’?
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Gatto Nero ce l’hai solo con me? Prenditela anche un po’ con Merlo, allora. Oppure io in quanto frocio sono un “traditore della causa”, e quinti ti senti in dovere di infierire?
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Gatto Nero ce l’hai solo con me? Prenditela anche un po’ con Merlo, allora. Oppure io in quanto frocio sono un “traditore della causa”, e quinti ti senti in dovere di infierire?
Ora, rileggiti e dimmi quanto posso prendere sul serio la tua lucidità mentale ORA.
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Paolo, mi dai l’impressione di voler polemizzare a tutti i costi, invece di ammettere che magari non sei più così d’accordo con quello che hai scritto…
padre+madre+figlio morti in incidente auto; titolo di Repubblica: famiglia distrutta
uomo+uomo+figlio morti in incidente aereo; Repubblica: l’amico francese e il bambino che considerava un figlio.
A me questa sembra ipocrisia e riservatezza pelosa. a te?
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Mi spiace Aelred, in questo caso proprio non riesco a indignarmi.
E’ il termine “famiglia”, quindi, il nocciolo della questione, e non la faccenda che lo steward fosse gay o etero?
Comunque, “ipocrisia e riservatezza pelosa” forse ci possono stare, per qualche singola testata.
Ma “omofobia dei media italiani” è un’accusa completamente fuori misura, penso.
Mi pare che si stia gonfiando un gran polverone per tirare l’acqua al nostro mulino, che in questo caso c’entra poco o nulla.
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se non è omofobia è discriminazione.
fatti analoghi trattati in modo diverso, solo perché da un lato c’è una famiglia gay, dall’altro una famiglia etero.
nessuno, mi pare, e certo non io, chiedeva che scrivessero che Riso era gay o bisex o qualcos’altro. Però potevano chiamare “compagno” e non “amico” il suo compagno. ed evitare di scrivere che i due erano la sua “famiglia” tra virgolette.
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[...] (per citare alcuni tra quelli più in sintonia con il mio pensiero) e poi anche la riflessione di Paolo che, pur non condividendo, ha scatenato una interessantissima discussione nei commenti, proprio [...]
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“E’ il termine “famiglia”, quindi, il nocciolo della questione, e non la faccenda che lo steward fosse gay o etero?”
Magari mi sbaglio, ma credo sia quello che stiamo dicendo tutti da… uhm… 66 commenti.
E magari siamo tutti allarmisti, sì, possibile, e giudichiamo troppo gravemente un comportamento discriminatorio del genere. A me, non pare, così come non mi pare che una discriminazione sia anche solo un pelino meno grave di quella di un atto di omofobia (anche perché poi al 99% vanno in coppia, dato che l’una è la causa dell’altro; forse, tuttavia, in questo caso si parla semplicemente di non essere giornalisti ma pennivendoli – vogliamo provare a giudicare questo quanto è grave invece?).
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Giusto per puntualizzare, lo stesso cugino di Riso nel pezzo di Repubblica di ieri dice testualmente “amico” e non “compagno”, “partner” o “fidanzato”. Né tanto meno si riferisce a lui e a suo figlio come alla famiglia di Riso, con o senza virgolette.
Vogliamo estendere l’accusa di discriminazione anche al cugino, quindi? Oppure la sua testimonianza è stata censurata, ed è tutto un complotto dei media omofobi?
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Bah. Onestamente, Paolo: bah.
Fossi una donna penserei alla menopausa. Ma donna non sei.
Ma allora, perché questo sclero? Perché accuse A CAZZO che non stanno né in cielo né in terra a CHIUNQUE? Perché trattare decine di persone – che mica sono tesserate Arci tutte, eh, e che hanno una testa funzionante e diversa l’una dall’altra – come dei deficienti?
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Di quali accuse parli, Gatto? I tuoi ultimi commenti sono decisamente sopra le righe. Tutti gli altri che sono intervenuti finora, pur non condividendo le mie opinioni, si sforzano di discutere senza essere offensivi. Ti invito a sforzarti di fare lo stesso.
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Ohibò, fa’ un po’ quel che vuoi Paolo.
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Ecco qui quello che ha dichiarato la sorella di Domenico Riso:
http://notiziegay.blogspot.com/2008/08/grande-compostezza-da-parte-della.html
Mi pare che che definendo suo fratello “una persona riservata” non dia esattamente il perrmesso a nessuno di trasfomarlo in un martire per la causa omosessuale. O no?
Si può non condividere questa scelta di riservatezza di Riso o dei suoi familiari, ma non abbiamo nessun diritto di violarla.
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“E’ il termine “famiglia”, quindi, il nocciolo della questione”
Credo di aver sentito delle campane suonare. Il fatto che si sia dovuto dire che il compagno era un amico ed il fatto che non si riesca ad ammettere che due uomini ed un bambino possano costituire una famiglia. E’ tanto difficile da capire? Nel frattempo chiedi di rispondere a questioni che onestamente non c’entrano una mazza con il discorso che si sta facendo e mentre ti dici insoddisfatto delle nostre risposte continui ad eludere quello che viene chiesto a te.
Ripeto per l’ennesima volta: dove è l’outing? Se sono dichiarato possono mandare la notizia in mondovisione ma che la cosa mi piaccia o meno piacere non é di outing che si tratta. E al di là di questo cosa c’entrano semplici fatti di gossip con notizie di cronaca che vengono generalmente scritte con un taglio che noi tutti conosciamo e nelle quali generalmente non mi pare che si mistifichino o si tacciano le relazioni fra i protagonisti? Fra l’altro chi ti dice che non ci si indigni se i giornali dicono che Jodie Foster sta con un’amica quando lo sanno anche le pietre che è lesbica? Il resto te l’hanno ripetuto più e più volte gli altri.
Quanto al fatto dell’adozione non l’ho tirata fuori io ma qualcuno prima di me, quindi hai risposto sull’unica questione che non avevo tirato in ballo io. Per il resto ci vogliamo prendere per il sedere o parlare seriamente? Non stiamo giocando con le parole qui: il Corriere titola “Compagno” e nell’intervista è scritto “amico”. Un amico molto speciale se, come dalla dichiarazione stessa, conviveva col tizio e trattava il figlio come se fosse il suo, non c’è che dire. Massù, ma che stiamo all’asilo?
Certo che se continui ad eludere le discussioni che vengono messe in moto ponendo questioni che con quello di cui si sta parlando non hanno nessuna conseguenzialità logica continuare a dialogare in merito alla vicenda diventa seriamente difficile.
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Andrew, Riso non era affatto dichiarato. Leggiti il mio commento precedente, con le parole riportate di sua sorella.
E datti una calmata anche tu, per favore: se questo ti pare un asilo puoi sempre esternare la tua somma maturità da qualche altra parte.
O in alternativa rileggiti il disclaimer qui sopra prima di inserire i tuoi commenti, fa qualche respiro profondo, qualche flessione, o beviti una tisana.
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Ma scusami a quella è morto un fratello ma cosa pensi che gliene freghi di Merli o dell’Arcigay? Riesci a distinguere i due momenti, quello della cronaca e quello dell’idiozia (ed in casi più eclatanti dallo sciacallaggio?).
“Riservato” non significa nulla nel senso di ciò che tu vorresti dimostrare. Chi mi conosce sa quanto sia riservato esattamente come sa quanto non abbia problemi a vivere ed a parlare tranquillamente della mia omosessualità. Quella dichiarazione equivale semplicemente ad un legittimo “lasciateci in pace” ma ancora una volta tutto questo nulla a a che fare con la discussione originaria.
Ma mi dici un pò tu come avresti dato sta notizia? Avresti taciuto il fatto che c’era un italiano? Avresti detto che c’era un italiano e stop? O avresti detto che era da solo, o una menzogna com’è stato fatto pur di preservare questa fantomatica e per ora tutt’altro che verificato “rispetto per la privacy”?
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Ti prendi la briga di leggere i commenti altrui prima di scrivere i tuoi o no?
Ho già ripetuto più e più volte: la notizia era che Riso era l’unico italiano a bordo di quell’aereo. Fine. Stop.
La pensi diversamente? Bene, sei già stato abbastanza chiaro, e io pure, credo.
Possiamo evitare di insistere sui propri punti di vista fino alla nausea? O rischiamo soltanto di diventare noiosi entrambi.
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Non ricordavo che nel disclaimer qui sopra ci fosse scritto che “il proprietario del blog ha sempre ragione”, perchè visto che non mi pare di averti offeso, il tuo problema dev’esser quello.
Anyway va bene, ora hai deciso che non era dichiarato. Io mi devo leggere le dichiarazioni della sorella, tu hai deciso che quelle del cugino non ti piacciono, quindi possono, anzi non devono esser prese in considerazione. Io non sono affatto agitato ma facciamo così: sorseggiando e ringraziando per la tisana hai ragione, le tue argomentazioni filano che è una meraviglia e sei stato assalito sa una manica di pazzi irragionevoli.
Ed ora visto che il legittimo dissenso qui non è gradito alzo i tacchi e, visto che non sono che uno dei tanti a cui rispondi evidentemente senza leggere, ti lascio a parlare da solo.
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Uhm. Quindi, Paolo, fammi capire. Ci fosse stato un uomo, la sua compagna francese, e il figlio della compagna francese, la notizia che tu avresti dato e ritenuto giusto dare era solo sull’italiano? O poiché in questo caso non c’erano problemi di privacy (?) sarebbe stato corretto parlare di una coppia morta nell’incidente con il figlio?
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Aho ma datti una calmata! Altro che tisana, a te serve un bel valium! Ma sai leggere o no? secondo te posso averti mandato una risposta in due minuti dal tuo commento? Non ti viene il sospetto che abbia pubblicato il mio commento quando la pagina non era ancora stata aggiornata senza così vedere quanto avevi scritto? MAH.
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Credo che la notizia sarebbe stata esattamente la stessa: “un italiano a bordo di quell’aereo”.
Credo che nominare la compagna francese e il figlio sia contorno e NON notizia, e credo anche non staremmo qui a discutere se hanno fatto bene a definirla ” compagna”, “amica” o “amante”.
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la notizia era che Riso era l’unico italiano a bordo di quell’aereo
E tu li leggi i commenti altrui? Ti è stato da più persone fatto notare che in una qalsiasi fatto di cronaca vengono rese note le generalità e le relazioni dei protagonisti della vicenda, con l’esempio, ripetuto fino alla nausea, dell’eventualità fra l’altro verificatasi anche oggi in una notizia di cronaca di un incidente in cui è morta un’intera famiglia, che calza proprio a pennello.
Ma hai ragione, basta ripetersi.
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Ultimo avviso, Andrew. Se non sai partecipare a una discussione senza offendere puoi insultarmi quanto ti pare sul tuo blog, ma qui ti attieni al mio disclaimer. Non tollero attacchi personali gratuiti, verso di me o verso chiunque altro. Se vuoi vedere pubblicati altri commenti tuoi qui abbassa i toni, per favore.
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Paul Column: difendere specie in estinzione fa’ giovane marmotta e molto WWF.
Ma difendere il diritto alla privacy di un paio di residue checche che tengono alla riservatezza per la loro doppia vita non giova la causa di una maggioranza (gaya) che lavora e che, talvolta, come Domenico tiene famiglia. L’outing finisce col coming out. La stragrande maggioranza di noi non ha nulla da nascondere, anzi.
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La stragrande maggioranza di noi non ha nulla da nascondere, dici. Forse vale per i froci metropolitani, quelli che lavorano in un ambiente aperto, e che sono economicamente autosufficienti.
Outing per tutti, quindi? Massì, e fanculo le checche di provincia. Che s’inurbino, diamine. Anzi rendiamolo obbligatorio già nelle scuole. Ora telefono alla Gelmini e le chiedo di far fare le divise fucsia per gli scolari froci. La causa, innanzitutto.
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Se si vuol difendere la privacy non è necessario dire che viaggiava con “un amico” e che voleva bene al figlio dell’amico come se fosse suo. Tanto vale dire tutto senza giri di parole ipocriti, oppure non dire nulla, ma proprio nulla.
Sull’aereo volava un passeggero italiano, il signor tal dei tali. Punto.
Lo scandaletto morboso lo hanno creato i giornalisti stessi, quel diconondico che fa pettegolezzo; ma mai e poi mai riferire con naturalezza che i tre vivevano insieme a parigi (dove si può e grillini ha ragione da vendere, altro che razzismo contro il sud italia!), perchè si da per implicito che l’omosessualità è una cosa da nascondere. Non per nulla Merlo nella sua sconclusionata difesa, paragaona l’omosessualità all’uso del viagra, al feticismo e altre piccanterie da borghesucci. Che squallore, signoramìa!
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Ciao Paolo, per una volta proprio non siamo d’accordo. Se hai tempo, così è come la penso io e come ho spedito a Merlo:
http://www.anellidifumo.ilcannocchiale.it/post/2002979.html
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Sciltian (e Aelred, e tutti gli altri): sono perfettamente consapevole di essere probabilmente l’unico frocio dichiarato blogmunito a dare ragione a Merlo in questa faccenda, ma resto convinto di quanto ho scritto.
Mi piacerebbe sapere se tutti quelli che in questi giorni parlano del “povero Domenico” come se ci avessero preso un caffé insieme proprio il giorno precedente a quello in cui è salito su quello stramaledetto aereo, si siano chiesti se davvero lui non avrebbe avuto nessun problema a vedere le sue preferenze sessuali e la sua storia personale su tutti i giornali, prima di parlare di discriminazione, di omertà o di omofobia.
Mi piacerebbe sapere, e parlo ovviamente per assurdo, esattamente con quali termini e con quali cautele tutti gli indignati di questi giorni avrebbero descritto la vicenda se su quell’aereo, invece di uno steward sconosciuto a tutti fino a ieri (familiari e amici a parte), ci fosse stato a morire – sempre con il partner di una vita a fianco – un noto cantante siciliano senza capelli, per esempio, o magari un altro più giovane amico della Carrà, ben sapendo quello che questi due italiani piuttosto noti dichiarano – o non dichiarano – alla stampa.
Ripeto quello che ho già scritto qualche commento qui sopra: si sta alzando un gran polverone per tirare l’acqua al nostro mulino, che in questo caso c’entra soltanto di striscio.
Merlo, che con Grillini (più che con Arcigay) ci è andato in effetti giù un po’ troppo pesante, ha perfettamente ragione sul punto centrale del suo pezzo, sgradevoli accostamenti a parte: l’omo o eterosessualità di Domenico Riso è irrilevante. Non è quella la notizia, questa volta.
Sì, ma l’informazione non dà soltanto le notizie nude e crude, sì, ma il pubblico di oggi vuole sapere tutto di tutti, qualcuno dice.
La causa omosessuale – e qualunque battaglia per i diritti civili – non può prescindere dal rispetto del privato, penso. E l’unico che avrebbe davvero tutti i diritti di definire i termini usati per descrivere il suo privato rispettosi, inadeguati o offensivi in questo caso purtroppo non può più parlare. Chi parla tanto – troppo – siamo soltanto noi, che non lo conoscevamo affatto e che fra qualche giorno ci dimenticheremo completamente di lui come di tutti gli altri morti sull’aereo Spanair.
Mi spiace, ma questa volta non mi unisco al coro.
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caro paolo, capisco il tuo discorso ma sono in disaccordo.
forse qualcuno ci marcia, non mi sento di escluderlo ne di giustificarlo
Ma se è vero che la vita intima delle persone va rispettata questo vale anche per gli omicidi “maturati negli ambienti gay”. Anch ela famiglia dell’architetto non avrà gradito molto il trattamento
Semplificando: una “normale” famigliola gay solletica meno di uno stereotipo pret-a-porter…
Ciò mi perplime alquanto. Se poi mi trovo di fronte giornali e tg che fanno un panegirico pur di non dire che quei tre erano una famiglia m’incazzo pure un pochettino
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E perché mai, in un Paese in cui tuttora non sono riconosciute legalmente le famiglie omosessuali (e non solo), dovremmo aspettarci che i media invece le riconoscano?
Tu, io, molti di quelli che sono intervenuti qui considerano quella di Riso una famiglia. Tutti gli altri no, non ancora, purtroppo.
Ma questa non è discriminazione, è una conseguenza della desolante arretratezza dell’Italia, di cui un po’ è colpa anche nostra (e delle nostre associazioni). Noi che ci indignamo spesso e volentieri, e poco più.
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Paolo, capisco il tuo punto di vista, ma secondo me sbagli.
del noto cantante o dell’amico della Carrà “sappiamo” che sono nell’armadio; e non so come ci comporteremmo.
di quest’uomo di 40 anni che se n’è andato a Parigi dove conviveva con un uomo (attenzione, invitava anche i familiari, quelli che lo andavano a trovare), non sappiamo se era velato o no; se era nascosto o no; ma di sicuro non ne faceva mistero con amici e conoscenti e con alcune persone della sua famiglia.
Ribadisco: il trattamento dei giornali è stato discriminatorio, perché di fronte a una coppia etero (qui ti sbagli) la notizia sarebbe stata “muore una famiglia”.
su questo non mi puoi smentire
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Caro Paolo, io certo non ti voglio far cambiare idea, pero’ credo sia opportuno tu guardi la realta’ delle cose, anche oltre l’avere torto o ragione: la maggior parte delle persone dotate di sensibilita’ sono rimaste sconvolte e offese dalla cronaca di questa tragedia, da quel “famiglia” tra virgolette, da quel modo orrendo di raccontare senza dire. Io credo si sia trattato della peggior pagina di giornalismo in qualche modo legato all’omosessualita’ che sia mai stata scritta. E in questo senso mi interessano zero le argomentazioni di Merlo, che avrebbe prima di tutto dovuto dire: mi vergogno di come i giornali italiani, a cominciare dal mio, hanno scritto di Domenico. E dopo aver detto questo avrebbe si’ avuto titolo per argomentare, criticare, eccetera.
Non sto nemmeno ad aprire questioni tecniche: se sei un giornalista e decidi di parlare di Domenico, devi dire la verita’, devi raccontare la realta’. Se non vuoi o non puoi, allora non parli di Domenico. Anche per dire che sempre in questi casi io trovo orrende le storie delle famiglie dei morti, come quei servizi del tg dal paesino di origine della vittima. Pero’ se poi quel servizio decidi di farlo o di scriverlo, non puoi scrivere castronerie e per di piu’ in quel modo orrendo.
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Aelred, ovviamente secondo te sbaglio. Ovviamente socondo me sbagli tu. Su questo abbiamo due punti di vista diametralmente opposti.
Proprio perché nessuno di noi sa quanto Riso fosse dichiarato (checché ne dica qualcuno qui nei commenti, senza fornire prove) non abbiamo nessun diritto di pretendere che i media all’unanimità decidano di non rispettare la sua privacy. Al massimo si può parlare di ipocrisia (esattamente come nel caso dell’”amica del cuore” di Jodie Foster e compagnia bella), e comunque vale solo per alcune testate. Non di “omofobia dei media”, ma mi sto già ripetendo.
Che c’entra se abitava a Parigi con un altro uomo? E allora? Che c’entra se i suoi familiari sapessero o no? Da quando questo significa automaticamente essere “out”?
“Mio fratello era una persona molto riservata”, ha detto la sorella: non mi pare esattamente il ritratto di un militante.
Quanto all’uso della parola “famiglia” (con o senza virgolettato) su cui tanto insistete vedi il mio commento precedente.
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cmq, non è che le famiglie d’origine siano automaticamente titolate a parlare a nome dei morti.
ti ricordo i familiari Versace che vietarono al compagno di risiedere nelle ville dello stilista, nonostante il testamento gliele mettesse a disposizione in modo esplicito.
i familiari tendono sempre a nascondere: Tondelli è diventato etero post-mortem
e cmq il tuo discorso sarebbe ok, se non avessero parlato affatto del compagno, ma una volta che è stato citato, la loro vita andava raccontata seriamente. o almeno senza pruderie
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e poi, salvo miracoli che però ancora la scienza non è in grado di produrre, quel bimbo avrà avuto una madre (scopro solo ora che è anche una famosa ginnasta francese): a lei, al suo dolore per la perdita del figlio, nemmeno un pensiero, nella foga della polemica?
il che svela un po’ lo scopo propagandistico di tanti, per carità politically correct, commenti.
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Marco, a parte che il virgolettato io l’ho visto solo su UN quotidiano e non ovunque, posso essere d’accordo con te sul fatto che noi siamo particolarmente sensibili all’argomento e che abbiamo il diritto di sentirci toccati sul vivo, un po’ come ci irrita “l’amico del cuore” della celebrità o il fattaccio dell’”ambiente gay”.
Ma uscendo per un attimo dalla nostra parrocchia, la reazione di molti è stata: embè? E che c’entra se stava con un uomo?
Ripeto per l’ultima volta: noi in questo caso c’entriamo MOLTO, ma molto di striscio.
Sono morte 152 persone, purtroppo. Una delle vittime era un italiano. Di famiglie, di compagni di vita, di coppie, su quell’aereo ce n’era forse più di una.
L’indignazione per i termini inadeguati con cui ne è stata descritta una sola mi pare una faccenda molto piccola, a cui si sta dando una rilevanza davvero eccessiva.
E ci stiamo già dimenticando di tutte le altre.
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Aelred, i familiari tendono sempre a nascondere, certo. Ma è un loro sacrosanto diritto, diamine.
Possiamo dispiacercene o criticarlo, NON pretendere che venga violato nel nome delle nostre cause.
L’ho già scritto: io ho letto solo la testimonianza del cugino riportata su Repubblica, che parla dell’”amico” di Riso. Sul Corriere lo si è definito “compagno”, e già questa differenza di terminologia di per sé mi pare che basti a smentire chi ha parlato di “omofobia dei media”. (E tra parentesi un esponente della PdL oggi ha detto cose ben più gravi, ma quelli non si smentiscono mai.)
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Paolo, non ci siamo: i famigliari avranno anche tutto il diritto a CERCARE di nascondere, ma i giornalisti hanno il DOVERE di raccontare. Senza morbosità, ma neanche senza moralismi.
Raccontare la realtà così com’è.
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Paolo,
non so che senso ha scirvere un commento dopo non averne potuto leggere tutti… Ci provo.
Sono in totale disaccordo con quanto dici.
La scelta di fare una famiglia e di farlo crescendo un figlio in comune non c’entra nulla con l’outing. Crescere un figlio insieme non è per nulla e per nessun motivo una scelta esclusivamente privata, nè tantomeno una scelta di orientamento sessuale.
Quando si è famiglia e soporattutto quando si hanno dei figli, si è famiglia e basta. Poco importa che sia di fatto o no. E’ una cosa che ha una chiara dimensione pubblica. Intendo dire: è un fatto pubblico che quella famiglia esista!
Il brutto di questa storia è che la famiglia di Domenico Riso è stata manipolata, destrutturata. Gli hanno fatto un “in-ing”, l’hanno fatta rientrare nei ranghi.
Purtroppo c’è un senso del pudore del tutto distorto da una visione sessuocentrica dell’omosesusalità. E c’è un senso del pudore che è confuso con il senso dell’onore, che pensa che l’omosessualità si disonorevole.
Ho notato una cosa subdolamente tristissima: ad un certo punto in televisione hanno descritto Domenico come uno che, quasi per caso, avesse una stanza per un bambino, a cui comprava i giocattoli… se non era il constesto chiaramente commemorativo, veniva quasi il dubbio che fosse un pedofilo! In quel momento ho capito che sotto c’era una cosa che non andava. Una cosa grave. Tutti a fare acrobazie pur di non dire.
Questa è una vergogna, e prima o poi lo capirai anche tu.
Altra storia è il tuo modo di considerare il giornalismo. Si è fatto, in questi commenti, totalmente irrealistico. Posso solo dirti che con la mia squadra di Nuoto Sincronizzato tutti (anche gay.it) si sbracciano a scrivere che siamo tutti gay e che siamo una squadra gay quando questo non è assolutamente vero! Siamo una squadra di maschi!
I giornalisti non si fanno mai scrupoli a dare del gay alle persone, ma si fanno scrupoli a dare del gay alle famiglie.
Sono veramente stupito di ciò che pensi…
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Torniamo a monte, Gatto Nero. D’ora in avanti: outing per tutti.
Sono quelle le conseguenze del tuo ragionamento, e non capisco come tu possa ignorarle.
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E anche qui, in un commento a parte scrivo che il comunicato non è solo di Mancuso e Grillini, ma ha dodici firmatari, di altrettante o quasi associazioni.
E’ molto importante, questo.
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Rileggi: “non morbosità, ma neanche moralismi”.
Niente morbosità vuol dire che non si deve per forza scavare.
Ma forse il problema è a monte, nella tua concezione di “outing”.
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Ma poi cosa ne parlo a fare? Questo confronto ha del ridicolo.
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In effetti mi pare che il discorso continui a girare lì.
Qui ci troviamo di fronte a una famiglia, a un uomo che conviveva con il suo compagno e il figlio, e noi stiamo qui a chiederci se parlarne sia outing.
Outing? Questi vivevano assieme, avevano un figlio, e parlarne è outing? Boh, a me pare ridicolo.
(E resta comunque che, ci scommetto le palle, NON è MAI stato questo il motivo per cui i giornalisti hanno nascosto il fatto, che poi è questo che fa incazzare)
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Gian Mario, a parte che qualcuno ha solo parlato “intenzioni di adozione” nel caso di Riso (e che non so neppure quanto sia attendibile), non ho bisogno di ricordarti che nel nostro Paese le famiglie gay non sono ancora riconosciute, lo sai meglio di me. Finché non lo saranno, non capisco in base a cosa dovremmo aspettarci che i nostri media le riconoscano come tali, ma anche questo l’ho già scritto.
Mi lascia perplesso il fatto che molti militanti – o sedicenti tali – sembrino più che disposti a scavalcare completamente il privato del singolo nel nome della causa comune, e che non li sfiori neppure per un attimo la consapevolezza del rischio di strumentalizzazione di questa storia nel desiderio (comprensibile, ma solo fino a un certo punto) di ottenere quello che ancora ci manca, e di fare dei martiri inconsapevoli lungo la strada.
Non è affatto detto che Riso volesse il riconoscimento ufficiale del suo legame, per quanto ne sappiamo. Magari gli andava benissimo che rimanesse una cosa soltanto privata.
Per concludere (anche oggi continuo a scrivere troppo e il tempo stringe), non è che tutti i froci all’unisono debbano sempre pensarla allo stesso modo, santo cielo. Siamo sempre divisi su tutto, per una volta sono io che scuoto il testone e mi siedo dall’altra parte.
È solo la mia opinione, quella di un frocio qualsiasi, che scrive su un blog, più o meno impegnato, che non è mai stato e non sarà mai un militante. Questa volta controcorrente. E che sarà mai?
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Questa notte ho sognato che Mark era morto in un incidente d’auto (così gli ho allungato la vita, tiè) assieme al suo fidanzato e ai loro due bambini. I giornali non sapevano bene cosa scrivere al riguardo: “Tragedia sulle strade, muoiono un padre con i due figli e un amico” oppure: “Inferno sulla tangenziale: muore una giovane blogstar assieme a un amico con i suoi due figli” e via di seguito. E mi chiedevo nel sogno “ma perché non hanno scritto semplicemente che è stata annientata una famiglia di quattro persone?”
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Perché la maggioranza in Italia non la considera tale, Principino?
Mark, tòccati.
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Qualcuno mi ha appena detto che “ragiono da etero”.
Mi sa che – visti i post più commentati di Mark e di Ubu di quest’ultimo anno di Tom – qui ci tocca aggiornare il sottotitolo (w la figa).
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E da quando noi che facciamo parte di una minoranza dobbiamo stare a preoccuparci di quello la maggioranza ritiene avere il diritto di esistenza? Io esisto, così come la famiglia che sto formando, così come esiste la famiglia di Mark. Che alla maggioranza non stia bene proprio non me ne può fregare di meno, ma noi esistiamo.
Credo che quello che tutti noi commentatori di questo post facciamo fatica a comprendere nei tuoi ragionamenti sia appunto il fatto che la famiglia morta esisteva, non erano su quell’aereo per caso. La riservatezza in questo caso c’entra molto poco, considerato inoltre che i giornali italiani manco sanno cosa sia.
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secondo me dovremmo distinguere le cose
ci sono le persone che decidono (bene o male, chissà) come vivere i loro legami
ci sono i giornalisti che si fanno più o meno scrupoli (a seconda dei casi) su come affrontare certi temi
ci sono militanti e politici che, indipendentemente dalle intenzioni, rischiano di strumentalizzare persone e situazioni
in tutti i casi spesso il confine è sottile… a volte “capita” di superarlo, altre volte si sgarra malamente; in alcuni casi è “lecito” in altri meno “giustificabile”
forse si è troppo incentrata la questione sulla figura di Domenico, occorrerebbe spostare il tiro:
se su certi temi siamo arretrati è per una certa mentalità di cui alcuni atteggiamenti della stampa sono il segnale evidente
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Principino non equivocarmi, però, proprio tu.
Ho mai detto che io Paolo non considero una famiglia quella di Mark (o anche quella di Riso che però non conoscevo)? Stai scherzando, spero.
Però usciamo per un attimo dalla nostra cerchia di froci illuminati, e facciamo un po’ di domande al bar sottocasa, se vuoi.
E poi ti chiedo: davvero ti stupisci di quel virgolettato di Repubblica? Anche a me non è piaciuto, ma sul Corriere invece hanno scritto “compagno”, quindi non me la sento di gridare all’”omofobia dei media”.
Anche perché non posso essere sicuro che il virgolettato fosse poi così importante per Riso, e non sono affatto sicuro che i suoi familiari rimasti in vita non preferirebbero che gridassimo di meno.
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Se volete un esempio di giornalismo da pozzanghere date un’occhiata a questo servizio sulla zona di cruising di Treviso, tratto da un telegiornale locale:
http://diarioqueerquiliano.blogspot.com/2008/08/cosette-ridicole-di-provincia-il.html
Per entrare nel merito della questione, la faccenda è molto semplice; chi è pagato per scrivere, deve saperlo fare, e deve quindi cercare di essere più obiettivo, e meno moralista, con un lessico aggiornato al XXI secolo. E’ una questione di giornalismo, non di etica dell’outing.
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Completamente d’accordo con il commento di Uiallalla.
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Non ho la più pallida idea di quello che possano pensare i familiari di Riso. Posso solo ragionare per luoghi comuni e pensare che, essendo italiani e siciliani, non gradiscano molto che se ne parli. Ma se i giornalisti italiani conoscessero il concetto di riservatezza, allora, per rispetto della famiglia, avrebbero dovuto scrivere semplicemente “morto un italiano nell’incidente a Madrid”, senza tirare in ballo amici o cari amici, non trovi?
Comunque, anche sulla stampa francese che si può leggere su Internet, non si trova menzione di questa “famiglia”…
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E poi, io non sono un frocio illuminato. Al limite una stella del cinema, questo sì.
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Verissimo, Principino. Il problema però è che non ci accontiamo più di leggere la notizia, non ci basta. Vogliamo anche sapere tutto il resto, o comunque è il resto che vende più copie e fa più audience. E come il giornalista A descrive il resto a me e te può piacere poco, ma se quello B scrive tutta un’altra cosa che ci piace un po’ di più non mi straccio le vesti, e non mi indigno.
E se nemmeno i francesi che si pacsano parlano di famiglia qualcosa vorrà dire, no? Forse Riso e partner non erano disposti a vivere tutto come Mark e Il Fidanzato Di, forse la loro situazione era molto diversa. Che diavolo possiamo saperne?
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Per chi si sta domandando chi sia Mark e volesse sapere qualcosa di più della sua famiglia: il link al suo post più celebre è qui.
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Bella mossa principino. In Francia non si parla della famigliadi Errick…
E qui si scopre che il prurito, inutile, è stato tutto della stampa italiana che ha voluto a tutti i costi insinuare una morbosa curiosità negli animi italici, impegnandosi però poi a non dire le cose con il giusto nome, macchiandosi di due colpe in uno. Paolo Colonna vede la prima e la scarica tutta su Arcigay. Io vedo la seconda.
Perché vedo la seconda? Credo che quando vivi con una persona quella può essere una convivenza (fatto privato) o una famiglia di fatto o istituzionale, poco importa. (fatto pubblico).
Ma se hai un figlio, e decidi di crescerlo con un’altra persona, questo è un fatto pubblico. Altrimenti si rischia di dare adito ai timori della Chiesa che dice, nel Lexicon, che gli omosessuali vogliono avere figli per violarli nel “privato” delle loro case (SIC!). Visto dove si rischia di arrivare se ci si incaponisce con una riservatezza e un senso del privato esagerati?
La famiglia (distinta dalla mera convivenza privata di due adulti) non è un fatto privato. A prescindere dalle intenzioni delle persone. Il fatto che ho a casa un bambino, non è un fatto privato, non c’è discussione in questo. E’ privata l’educazione, l’affetto, l’intimità. Ma non il fatto che lo cresco e lo educo “come” un figlio. Poco importa l’adozione, stiamo parlando di cronaca, non di successione.
Quanto ai media, come mai sei così comprensivo nei loro confronti? Sembra che tu dica: “Ammettiamo che i media si comportino male; siccome in Italia non ci sono leggi che obbligano a comportarsi bene, allora non ha senso criticarli.”
Questo è il ragionamento che carpisco dalle tue parole. E mi sembra francamente assurdo.
Le famiglie gay non saranno riconosciute dalla legge, ma sono riconosciute dal buonsenso. Almeno finché non decideremo tutti di inchinarci davanti all’editoriale di Merlo.
E se non leggo buonsenso nel “La Repubblica” io mi incazzo, gli scrivo e protesto. E non vedo cosa ci sia da stupirsi.
Ora termino con un esempio. Anni fa, le famiglie interraziali non erano riconosciute. Non ti aspettavi che la stampa progressista le considerasse tali?
Se Domenico Riso fosse morto 70 anni fa, e avesse avuto una compagna nera, e un figlio mulatto… cosa avrebbero detto i giornali? Che Domenico era morto a fianco di “una amica” “molto bruciacchiata”, che era nera sì, ma perché si era “bruciata a causa delle alte temperature che superavano i 5000 gradi.” Insomma, avrebbero mistificato il tutto, accendendo pruriti, ma senza dire le cose per come stavano. Giustificando in modo improbabile ciò che è palese per lapalissiana evidenza.
Mah…
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Gian Mario tu nel virgolettato di Repubblica non ci vedi buonsenso, io non ci vedo omofobia. Possiamo accordarci sul termine ipocrisia?
E comunque, perché fare di tutta l’erba un fascio? Non tutti i media hanno usato le stesse parole. Non sto giustificando i virgolettati, sto dicendo che non mi stupiscono, vivendo qui.
Non dovremmo esserci un po’ abituati ai virgolettati, agli “amici del cuore”, visto che non è certo il primo? Farci l’abitudine non sarà una cosa buona e giusta, ma perché decidiamo che basta, che è ora di finirla con i virgolettati solo quando si tratta di un morto? Perché non rimandiamo le raccolte firme e le lettere al direttore a quando vedremo i virgolettati usati anche per le famiglie dei vivi, che almeno possono parlare e sentirsi offesi in prima persona? Perché nessuno (o pochissimi) scrive a Repubblica quando scrivono “morte negli ambienti gay” e invece in questo caso si parla del “povero Domenico ucciso due volte” con tutta la retorica possibile?
Non me la sento di protestare come te, perché non sono sicuro che lo stesso Riso se fosse vivo si sarebbe sentito offeso, o perché ho un rispetto eccessivo dei suoi familiari rimasti in vita che dicono “non mi interessa quello che scrivono i giornali”. Forse se avessi una famiglia come quella di Mark avrei voglia di protestare anch’io. Forse.
Ma continuo ad avere l’impressione che in questo caso non sia il caso di sventolare una bandiera arcobaleno. Non stavolta.
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Paolo, su molti punti del tuo ragionamento sono disposto a darti il beneficio del dubbio e lasciare aperta la discussione
non quando dici: la loro non era una famiglia perché in Italia le famiglie gay non sono riconosciute. Questo è un argomento capzioso e persino insultante.
Innanzitutto le famiglie gay sono riconosciute in tante piccole situazioni (ricongiungimenti lavorativi, casse malattia dei giornalisti, risarcimenti delle assicurazioni, ecc. ecc.); ma soprattutto non è il riconoscimento pubblico che crea l’esistenza. Il riconoscimento prende atto e ricopre di una veste giuridica una realtà che già esiste e che non si può negare. Anche se i media italiani – compreso Corriere che ha scritto compagno, ma oi ha aggiunto “famiglia” tra virgolette – l’hanno calpestata, cancellata e annullata.
è questo che ci indigna, non altro! (almeno parlo per me).
L’editoriale di Merlo, poi, è SCHIFOSO, trasuda omofobia da ogni punto di inchiostro perché lascia intendere che tra due uomini può esistere solo un fatto di sesso (parificabile all’uso dei viagra e dunque non rilevante sui giornali), negando che si possano creare legami familiari. E dunque pubblici.
Quanto ai media: la Francia è piuttosto ipocrita e bigotta, ma sui giornali spagnoli la storia è stata raccontata in termini corretti: leggi qui
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FRANCESCO MERLO di REPUBBLICA : OMOFOBIA PRESUNTUOSA E STIZZITA PER DIFENDERE L’INDIFENDIBILE – QUANDO IL GIORNALISTA NON DISTINGUE TRA VIOLAZIONE DELLA PRIVACY E CENSURA
jeanfelix | da 1 minuti
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MERLO STAVOLTA SI E’ RIVELATO DA SOLO PER QUELLO CHE E’….
ho appena finito di leggere l’editoriale di Francesco Merlo su la Repubblica di oggi, sabato 23 agosto…
e sono sbigottito: anni fa’ credevo fosse un giornalista che avesse qualcosa da dire… oggi lo ritrovo come uno sbracato stizzito confusionario e depistatore, che non sa come difendere l’indifendibile…
sarà perchè era al mare in vacanza e l’hanno chiamato con la noia di dover scrivere un pezzo sulle proteste dei gay in merito alla morte di Domenico Riso, sarà perchè la Repubblica ci ha fatto una figuraccia da guinness dei primati, dato che non ha nemmeno alluso al fatto che il morto era in volo con il compagno e col bambino di lui, come una regolare normale famiglia, (normale Oltralpe ovvio! qui nello Stato Repubblica Vaticana Italiana no!), mentre il Corriere della Sera ha fatto un buon articolo i prima pagina non nascondendo nulla…
e certo allora – considerando che i due giornali da quando Scalfari partorì Repubblica – si contendono un primato (in verità ben poca cosa dato che pochissimi in Italia leggono i loro fogli, io stesso non lo faccio quasi più, perchè magari mi vedo qualcosa in internet, e poi sono molti all’estero dall’America in giù che preludono alla morte del giornale tradizionale…!) si doveva mettere in campo la più brillante firma, il Merlo (di turno)
che doveva fare la difesa di ufficio del silenzio del secondo giornale d’Italia sulla vita, non già privata come lui va sbandierando, ma bensì sociale dell’unico morto nel disastro aereo di Madrid.
E’ certo che se questa firma stizzita e indignata non sa distinguere tra privato e sociale allora è ben chiaro che poi vengono fuori fondi limacciosi come il suo:
andiamo per ordine:
comincia con la frase retorica “siamo tutti omosessuali” eggià… e un altro giornalista emerito per fama, certo
Alessandro Curzi al Segretario di Rifondazione Comunista Fausto Bertinotti, che aveva detto la stessa frase al Congresso, rispondeva: “facile fare il gay con il culo degli altri!”…
No, io che sono più elegante, direi che è facile fare il gay, o l’omosessuale con la faccia degli altri!…
cioè credendo di immedesimarsi senza pagare niente!
Di queste frasi “siamo tutti omosessuali” , e della solidarietà del Merlo ne facciamo volentieri a meno…
è come quella di chi sovente ci ripete di avere tanti tanti amici omosessuali! per poi sciorinarci davanti tutto quello che ai gay non si deve nè si dovrà mai e poi mai concedere!
Tenetevela voi questa solidarietà pelosissima che ci fa venire il voltastomaco….
Proseguendo nella lettura dell’editoriale che sembra adatto alla PADANIA, e sembra uscito da una penna del miglior Calderoli in vena di intellettualismi di alta stagione estiva ecco un’altra perla:
“E dunque ci spiace dire che solo ad un’Arcigay, che è ossessionata dall’idea e non è intelligente dei fatti, poteva venire in mente che in quel forno crematorio all’aeroporto di Madrid non c’erano 153 persone, ma solo due omosessuali dichiarati . ”
Ma chi ha affermato questo?
Perchè ci deve mettere del suo e falso, e deviato depistaggio… e vuol far dire ciò che nessuno ha detto?
forse ARCIGAY ha dichiarato che erano solo 2 i morti e solo due erano omosessuali?
Dove l’ha letto il Merlo?
Comincia con l’allargare – strumentalmente – l’attenzione ai 153, come se solo a lui fanno dolore e pena e ad altri no (certo ai gay egoisti no!)….
Non era qusto l’argomento della lettera del movimento omosessuale che protestava…
spostate pure l’attenzione da un’altra parte per non rispondere alla domanda posta… una tecnica solita fatta da chi è in malafede totale…
e andando avanti:
“E dunque nessuno, e soprattutto l’Arcigay, che non lasceremo mai sola nelle sue battaglie contro le odiose discriminazioni, ha il diritto di strumentalizzare la dimensione intima e privata dello steward italiano morto insieme ad un amico, al proprio figlio di tre anni e ad altre 150 persone, sulle quali l’onorevole Grillini non ha però l’occhio impietrito dall’ossessione e dall’indecenza. ”
ecco un’altra sviolinata – in vero untuosa e sempre da voltastomaco – (“non lasceremo mai sola! ” oddio che palla al piede!)
l’Arcigay non ha il diritto – adesso il Merlo decide chi ha il diritto e chi no… è il vizio degli editorialisti italiani che montandosi la testa fanno i Ratzinger, i papi, i maestri delle situazioni, non commentano, non opinano, ma ordinano, intimano…insomma pontificano dal loro podio editoriale, con quella sicumera che in altre parti del mondo sarebbe snobbata con una pernacchia….
Mi pare che il Merlo non ha capito niente quando afferma: che gli omosessuali della Lettera vogliono
“strumentalizzare la dimensione intima e privata dello steward italiano morto insieme ad un amico, al proprio figlio di tre anni e ad altre 150 persone”
Primo perchè Domenico Riso era una persona che conviveva pubblicamente – a differenza di tanti giornalisti italiani che convivono nascostamente perchè gay e perchè velati – e secondo perchè dire che viveva in una coppia fatta da due persone dello stesso sesso, non è violare la privacy di nessuno, come non lo è quando si dichiara che una coppia etero vive in comunione.
Solo per le coppie gay deve valere un sovrappiù di privacy, di pudore come lo chiama lui, di velato silenzio… e perchè mai?
Perchè la coppia gay in sè agli occhi propri e degli altri (soprattutto degli altri) avrebbe in sè un concentrato di scandalo soltanto a nominarsi e va taciuta?
Non faccia ridere, o meglio non ci faccia piangere Merlo!
Quella che Lei ha usato qui è la falsa idea di privacy che è soltanto una forma di ipocrisia in più…
nessuno ha chiesto a lei e ai suoi sodali giornalisti di scrivere alcunchè sulle performance sessuali, su quante copulazioni questi uomini potevano compiere…(cosa invece che mezzi di informazione più dozzinali e più popolari di Repubblica ci sciorinano davanti ogni gorno d’estate soprattutto con un bel via vai di culi di tette di muscoli di figone ecc. ecc..)
No! Bastava non censurare la realtà , la verità dei fatti… che è la prima norma di un giornale degno di questo nome…
su quell’aereo c’erano tre persone ,insieme alle restanti150, tutte le altre avevano affetti e familiari , tutte!
Di alcune si sarà pure scritto…
Ma per voi soltanto due – rovesciando il suo assunto – dovevano essere trattati come fantasmi col loro bambino, in volo con loro…
perchè erano due omosessuali… di loro due meglio glissare, uno era poi siciliano e aveva una famiglia magari poco propensa alla notizia… e poi il rispetto dei morti…
eggià! dei morti omosessuali si deve tacere l’omosessualità… che non a tutti piace…
Si è pensato di far loro un gran bene e Lei afferma che degli altri 150 non si è parlato?
ma scusi Merlo, ma in Italia la notizia era una principale: è morto uno solo Italiano a bordo che era sposato con un uomo e stava viaggiando col bambino del suo compagno e il suo compagno…
e dunque!
Lei trova modi di arrampicarsi sugli specchi, per difendere l’indifendibile: NO CARO MERLO AVETE AGITO DA OMOFOBI, e quando anni fa’ mi pare fu Lei a gridare dalle pagine del suo quotidiano (più o meno autorevole) al cardnale Ruini che “aveva sporcato” la dignità degli omosessuali attaccando il PRIDE del 2000 con i suoi pregiudizi, adesso questra accusa va diritta a Lei…
Lei, Voi giornalisti, sempre tanto prodighi con lo scrivere ogni scempiaggine quando si tratti di persone omosessuali uccise barbaramente, sempre pronti a scrivere di “ambienti gay”, di “mondo degli omosessuali” dipingendolo come un girone dantesco, quasi che l’ignorante fantasia popolare già non pulluli di queste scene da Gran Guignon, adessao cade in totale afasia?
Quando c’è soltanto da registrare, dico semplicemente registrare una famigliola perita in un incidente aereo, una famiglia che aveva diritto di essere ricordata e non barbaramente e ipocritamente negata come avete fatto voi tutti giornalisti dell’italico suolo!
infine Lei conclude lasua sdegnata filippica così:
” infatti solo per quei due, per Domenico Riso e per il suo convivente, l’Arcigay trova necessario che “la completezza dell’informazione” frughi tra le lenzuola, e che la loro pulsione d’amore, che vale quanto tutte le altre pulsioni d’amore, sia sbandierata come una militanza, un drammone e una vertigine post mortem.
Ma che c’entrano le abitudini sessuali, le pratiche coniugali, le tradizioni, le convenzioni e gli umori con la morte in un disastro aereo? In base alla logica sessuocentrica dell’Arcigay, i giornali e le tv di un Paese come l’Italia, che ha le sue gravi rogne ma è ancora civile e sa tenere lontana la tragedia dalla farsa, avrebbero dovuto involgarirsi, come purtroppo ha fatto l’onorevole Grillini, e dunque indagare e raccontare – “senza ipocrisia” perbacco – quanti, tra i sessantenni a bordo usavano il viagra, e quanti avevano pratiche feticiste, e quanti erano i transessuali e i bisessuali, e ancore quante mogli e quanti mariti ha avuto ciascuna vittima, e quante erano le vergini e quanti i sodomiti… ”
dando pure dell’omofobo ossessivo a Grillini e altri…
farneticando di lenzuola, di pulsioni, le pratiche coniugali, gli umori (cosa sarà lo sperma questo umore? mah non è dato saperlo…) e poi di viagra per vecchiotti in forze, e poi delle pratiche feticiste, e di transessuali e di bisessuali,di quanti mariti, quanti mogli, di chi vergine o sodomita…
un’esplosione di fantasia erotica e vojeuristica sopita ed esplosa per rabbia, come fuochi di artificio scoppiettanti, per non ammettere che avete sbagliato e vi siete definiti per quel che siete e che io non ho mai smesso di ritenere che voi siate!
OMOFOBI ELEGANTI
E’ difficile ammeterlo, ma il suo editoriale o articolo che dir si voglia è un concentrato di stizzita omofobia, ed è rivelatore del comune pensiero, comune a Lei e gli altri giornalisti come Lei, che il pudore, la privacy e tutto quanto è moderato lo vogliono sempre quando si tratta di omosessuali che possono esprime una dignità e una civiltà, non quando si tratta di sbatterli alla berlina e alla canea della pubblica opinione,quando sono fatti a pezzi e massacrati.
Lei mi fa’ pena perchè se è intelligente ha scritto una gran cacata!
IL SUO ARTICOLO DA CIO’ CHE LASCIA TRASPARIRE (l’ ho letto 10 volte! ) RITIENE ANCORA L’OMOSESSUALITA’ UNA COSA SPORCA DA TENERE NASCOSTA!
non confonda rispetto con censura per favore, o autocensura….
non confonda curiosità pruriginosa col diritto di cronaca, non confonda morbosità col dovere di riportare una realtà sociale, un legame familiare…
Lei, il suo articolo ha un retropensiero che mi spaventa…
Siete quella parte di intellettuali progressisti forse, certo, avete l’immagine pulita, non siete omofobi violenti, ma siete non di meno assai pericolosi e assassisini del nostro vivere umano e sociale e civile…!
Senza acredine si può dire di Lei “Omen nomen! ” sarebbe troppo facile….
perchè “fare la figura del Merlo” a Milano significa fare la figura dello sciocco….
e se lo lasci dire, ma stavolta, non solo per il nome suo,
LA FIGURA DEL MERLO L’HA FATTA LEI!…
Un saluto cordiale, non retorico e peloso…..
+ Giovanni Climaco MAPELLI
VESCOVO
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(nella foto piccola in alto cliccabile per ingrandire: DUE AMANTI GAY IN UNA TOMBA EGIZIANA -
una realtà sepolta da millenni agli occhi dell’umanità e alla luce del sole )
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p.s. se avessero scritto un articolo così infangante per la Comunità Ebraica, sarebbe venuto giù l’intero Parlamento Italiano e avrebbero chiesto di chiudere il giornale….
per i gay, soltanto una stizzita reazione che se ne frega… (ed è un giornale di “sinistra”, detto liberal- progressista! poveri NOI!)
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FORZA SCHIFO ITALIA
E’ da anni che facciamo schifo come Paese, sia come politica che come realtà nazionale: adesso anche come informazione….
anche per compiacere la Chiesa Cattolica ROMANA VATICANA (come disse Berlusconi in visita dal Papa ) e la politica omofoba di questo triste Paese e il suo POPOLO IGNORANTE (famoso nel mondo per la mafia , l’endrangheta, la camorra, i rifiuti, e gli spaghetti e il mandolino….)
NON FA’ NULLA SE LA COPPIA GAY E’ SPOSATA O VIVE IN UNA UNIONE CIVILE (PACS ecc.) IN UN ALTRO PAESE, UNA NAZIONE DELL’ EUROPA, di cui l’ITALIA DOVREBBE – fino a prova contraria- FAR PARTE ANCHE SOTTO IL PROFILO GIURIDICO e COSTITUZIONALE…!
dalla RAI fino ai giornali (eccettuato qualche caso isolato) ai GAY e alle LESBICHE si riservano soltanto silenzi, giri di parole, qualche allusione magari pruriginosa…
TUTTO PER DIFENDERE LA FAMIGLIA!
cioè tutta l’ipocrisia più falsa e omofoba della Famiglia…(che sia meridionale o settentrionale)
(quando sono ammazzati invece bei paginoni di curiosità morbose e poi anche di soliti frasi o luoghi comuni “omicidio maturato in ambienti omosessuali” , un po’ meno violento del vecchio “sordido mondo gay”….
Chissà se quando ammazzano un giornalista si dirà che l’omicidio “è maturato nell’ambiente giornalistico…”, cioè dei giornalisti!? (che sarebbero tutti dei potenziali criminali e assassini?)
insomma un bel demenziaio che fa’ pure scuola di giornalismo…
DIO MIO CHE SCHIFO L’ITALIA!
MA PER CAPIRLO OCCORRE ANDARE VIA, FUORI DALL’ITALIA…
COME DOMENICO RISO CHE LA RAI E I GIORNALI NEPPURE DA MORTO SONO CAPACI DI RICORDARE PER CIO’ CHE ERA: UN OMOSESSUALE PIENO DI DIGNITA’ E DI CIVILTA’ COSA CHE LORO NON HANNO PIU’ DA TEMPO….
CST di Milano
CENTRO STUDI TEOLOGICI
Centro Ecumenico
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Paolo Colonna…
che pena… (con un nome così aulico…) pensierini così pochini e avvilenti…
ECCO PERCHE’ I GAY SARANNO SEMPRE CALPESTATI IN QUESTA PATTUMIERA DI PAESE MERDOSO!
Basta col fare il masochista di turno!
Basta!
non voleva che si dicesse, non voleva la famiglisa che si sapesse…
neanche fosse un criminale!
solo perchè ama un uomo e non una donna come la natura ha deciso…
sono gay come voi più vomitevoli dei Merlo e dei Calderoli!
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ADESSO DISCUSSIONI INFINITE SUL NULLA…
INVECE DI FARE CAMPAGNE VERE PER I DIRITTI!
DISCUSSIONI INTERMNABILI DI GAY E DI LESBICHE IRRISOLTI E CEREBROTICI…
E L’ITALIA- DOVE I GAY SI AMMAZZANO COME NELLE MACELLERIE – SPROFONDA…NELLA MELMA…
NOI QUI A SUONARE I VIOLINI SUL PONTE DEL TITANIC!
DISCUSSIONI DA SALOTTI DI SIGNORE ATTEMPATE DURANTE IL TE’ POMERIDIANO….
SVEGLIA!!!
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Per amore dello scambio di idee.
Al contrario di te sono convinto che Domenico avesse desiderato che si sapesse della sua famiglia, perché se ami un bambino, non puoi desiderare che la cosa venga tenuta nascosta! E’ alto tradimento, non conosco altri termini.
Tu fai una giusta domanda: perché ci si sveglia proprio o “solo” ora che si ha a che fare con un morto? Perché è odioso che ad avere l’ultima parola siano i giornali. Perché almeno con i morti si deve avere pietà! E un giornalista DEVE dare un resoconto corretto dei fatti, non edulcorare in base al comune sentire.
In questi giorni ho Riccardo all’ospedale. Per me, questa storia ha significato tanto di più, perché – ora è tutto ok – solo pochi giorni fa è stata forte la paura di non vederlo più. E quindi di vedere cancellata la mia storia, che per me è tutto: è la casa dove vivo, sono le scelte lavorative fatte, il tenore di vita deciso insieme e così via…
Forse hai ragione quando dici che hai un esagerato senso del rispetto per i parenti. Forse hai anche tu quel senso perverso di pudore e onore che in realtà è un tumore per gli affetti veri e sinceri.
Prova a farti la domanda opposta: e se Domenico avesse voluto? E se i genitori, lo volessero? In realtà, sono sicuro, alcuni parenti lo vorrebbero. Altri no. Allora che si fa? Diciamo le cose a metà? Lo diciamo su un giornale sì e uno no? Diciamo le cose come stanno, poi le smentiamo, poi smentiamo la smentita (cosa normale in italia)?
Come vedi non può essere questo il punto della situazione. Con tutto il rispetto per i parenti (e ne provo tanto, posso provarlo) provo ancor più rispetto per quella famiglia che è scomparsa: proprio perché non c’è più e la loro memoria è fragile e minacciata.
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Devo parafrasare Golda Meir e domandare se l’odio per l’Arcigay e per Franco Grillini superi l’amore di Paolo Colonna per il buon senso. Nel caso specifico, io detesto l’Arcigay ma l’editoriale di Merlo me l’ha fatta tornare simpatica. Il pezzo di Merlo fa a pugni non con l’Arcigay, ma ancora di più con la logica e con la verità.
In primo luogo, Merlo tenta di delegittimare l’Arcigay non per le sue argomentazioni ma per come le propone (il “drammone”). Che equivale a dire, non parlo con te perché hai la erre moscia.
In secondo luogo, accusa l’Arcigay di speculare sulla morte di un tizio solo per guadagnare visibilità. Sarà, ma allora perché farci sopra un articolo? E perché farlo così violento, sapendo di scatenare reazioni che dànno ancora maggiore visibilità? Eppure, questa è la tesi in cui Merlo sostiene di credere.
Quando finalmente entra nel merito della questione, Merlo scrive una bugia, ovvero che i legami affettivi delle vittime di un incidente non sono rilevanti giornalisticamente.
Colonna dovrebbe rileggere l’articolo per scoprire che la questione che chiama “outing post mortem”, molto interessante, non è neppure sfiorata da Merlo.
Per difendere un pugno di pregiudizi, Merlo ha tradito la verità che aveva sotto gli occhi. Sotto gli occhi di Merlo c’è una famiglia. Merlo ci ha visto invece quanto segue (testuale): “abitudini sessuali”, “pratiche coniugali”, “tradizioni”, “convenzioni” e “umori”.
Manca la parola “affetto” e non è un caso. Semplicemente, Merlo esclude che tra due persone dello stesso sesso possa esserci affetto. Due persone dello stesso sesso possono fare, appunto, sesso. Per questo, prima di essere umani, “siamo tutti omosessuali”. Ovvero, bestie capaci di eccitazione e di “umori”. Se questa non è omofobia.
Quanto alla presenza di un bambino di tre anni sull’aereo, c’è solo da ipotizzare che Merlo confonda gli omosessuali coi pedofili (lo fanno in tanti, ci sarebbe poco di cui stupirsi).
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Non voglio sembrare un rompi balle. Ma questa è carina.
Ero fuori dal balcone, a fumare la mia sigaretta serale, e osservavo le stelle (poche… a Milano se ne vedono poche).
Ad un certo punto una stella sembrava muoversi lentamente. Era probabilmente un aereo e allora l’ho fissata per capire bene (magari era un UFO!).
Solo dopo almeno una decina di secondi ho capito che quella che fissavo era una stella. E una altra “stella”, ora molto più vicina, era in realtà l’aereo che si muoveva.
Il mio cervello aveva dato per scontato la prima impressione, che solo in un un certo senso era corretta (un aereo in movimento, efettivamente, c’era). Solo dopo ho capito il quadro in modo totalmente corretto: quando i riferimenti relativi sono diventati tra loro più vicini.
Morale: se ci fossero state più stelle, ovvero più punti di riferimento, avrei individuato subito quale era l’aereo.
I punti di riferimento che io uso in questa discussione sono proprio la mia esperienza di vita, che è personale sì, ma anche universale.
Semplicisticamente: chi vive una storia d’amore ha più chiarezza nel definire cosa è più lecito e cosa meno, in questa storia di Domenico. Un po’ come è giusto che siano le donne a decidere sulla questione degli embrioni, e non gli uomini. Un po’ come è ingiusto che siano i preti a parlare di matrimonio, coppie, famiglie… prorpio loro che non ne vogliono una!
Ma voglio dare il beneficio del dubbio. Inoltre, non conosco la tua vita personale e quindi non voglio dare l’impressione – sbagliata – che sto dando per scontato che tu non abbia una storia (pubblica o privata che sia).
Questa mia logica (semplificandola brutalmente: dare più peso di voto a chi ha una famiglia) sembra un po’ troppo “autoritaria”, soprattutto se presa in senso strettamente letterale. Mi si può obiettare che non tutti sono come me. Non tutti desiderano che la propria convivenza sia pubblica. Liceissimo.
A questo punto è importante ricordare che anche chi preferisce la scelta del “privato”, se vuole che sia a tutti gli effetti una vera scelta, deve anche lui/lei lottare affinché in Italia sia possibile veramente e con pari opportunità avere una convivenza “privata” oppure una famiglia “pubblica”.
Altrimenti quella di vivere le proprie scelte del privato non è una scelta, ma comunque una menonmazione.
Veniamo al dunque: sul caso Riso non ci sarà mai una risposta assolutamente certa. Ma non dobbiamo dimenticare che ne stiamo discutendo in Italia, un paese in cui chiunque voglia la libertà, deve comunque lottare affinché siano liberi anche quelli che, come me, vogliono una famiglia.
Per questo non ho remore, anzi, lo faccio con tutto il mio onore, ad appoggiarmi a Domenico Riso e alla sua famiglia. Per questo credo sia corretto e anzi doveroso parlare della sua famiglia anche con il dubbio, che rimarrà – forse – sempre irrisolto, che Domenico avesse desiderato che la sua famiglia fosse privata o pubblica. Di fatto, ritengo questo caso di cronaca emblematico per chiunque desideri una vera scelta libera riguardo alla sua vita affettiva.
Spero di essermi spiegato in modo sufficientemente chiaro.
Ti saluto con affetto, per aver contribuito a chiarire in me questa consapevolezza.
Gian Mario
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Aelred: non ho mai detto quello che mi attribuisci nel tuo ultimo commento, e cioè che secondo me quella di Riso non è una famiglia perché in Italia le famiglie omosessuali non sono tuttora riconosciute. Ho semplicemente detto che non mi stupisco più di tanto dei virgolettati, vivendo in questo Paese. Ti prego di non saltare alle conclusioni, se puoi.
Mapelli: quando commenta su un blog altrui, se spera che il titolare o gli astanti si prendano la briga di sciropparsi le sue esegesi, si sforzi di essere un po’ più breve, per cortesia. Oppure, dia retta: faccia un favore al prossimo e si apra un blog suo. Lì può essere prolisso quanto vuole.
Selfs: che io provo odio verso l’Arcigay e Grillini vengo a scoprirlo ora leggendo il tuo commento. Non si finisce mai di imparare cose nuove, davvero. Riguardo alla ipotetica confusione di Merlo tra omosessuali e pedofili a proposito del bambino in conclusione a ciò che scrivi, abbi pazienza: a quest’ora sarò stanco, ma proprio non ti seguo neppure sforzandomi.
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non è il caso di aggiungere altre voci al coro che già ha tanto ben delineato il problema di fondo: l’ipocrisia dei media italiani. ma non si può tacere sul fatto che ogni tanto sarebbe carino se una persona davanti a così tante tesi confutate si arrendesse e con un po’ di umiltà ammettesse che si, forse aveva sbagliato… ma questo è un luogo privato…
Yarno
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Forse non odi l’Arcigay. Sulla base di quello che hai scritto dirò che non ti fa impazzire.
Sta di fatto che tu dài ragione a Merlo a prescindere da quello che ha scritto ed esclusivamente sulla base del fatto che ne abbia dette “quattro all’Arcigay e a Franco Grillini”.
Le tue critiche all’Arcigay non sono le stesse di Merlo. Essere schierati dalla stessa parte non significa essere d’accordo. A meno di provare, semplicemente, odio.
Si può essere critici verso l’Arcigay ma Merlo ha usato argomenti del cavolo e, per quanto riguarda la “notiziabilità” dei legami affettivi di Riso, ha scritto una cosa non vera (in buona fede?).
Sulla questione pedofilia/omosessualità, si trattava solo di un paradosso retorico che non pretende sforzi sovrumani d’interpretazione.
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hai ragione, Paolo, ho distorto il tuo pensiero e mi scuso.
però non ti capisco quando scrivi
“non ho bisogno di ricordarti che nel nostro Paese le famiglie gay non sono ancora riconosciute, lo sai meglio di me. Finché non lo saranno, non capisco in base a cosa dovremmo aspettarci che i nostri media le riconoscano come tali”…
Beh, io me lo aspetto – anche senza una legge – e se non sono riconosciute mi indigno. E mi sembrava di capire che la pensassi così anche tu. Qui non si tratta di outing, perché – come hanno già scritto in tanti – una famiglia con un figlio non è un fatto privato (come una relazione semi-clandestina), ma una realtà sociale
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Finora – nel weekend trascorso – ho cercato di rispondere ai commenti di tutti, che è una cosa che non faccio mai per limiti di tempo.
Mi rendo perfettamente conto di essere l’unico qui a dare ragione a Merlo perché sostiene l’irrilevanza dell’orientamento sessuale di tutte le vittime del tragico incidente, e sono convinto che abbia avuto ragione anche a contestare Arcigay per aver parlato – a sproposito – di omofobia (ha esagerato con Grillini, questo sì, e l’ho già scritto).
Sono però anche stanco di ripetermi, devo lavorare e non posso certo dedicare tutta la mia giornata al blog.
Cerco di essere il più breve possibile, e di riassumere le mie ragioni spiegando ancora perché questa volta non mi unisco al coro degli indignati.
Non sono d’accordo con chi sostiene che “andava detto”.
Significa calpestare il privato altrui per furore ideologico mascherato da politically correctedness, ed è una logica che ha conseguenze pericolose (riguardo all’outing).
Penso che non potendo sapere quanto effettivamente Riso ci tenesse a vedere riconosciuto il suo nucleo familiare, o a vivere più o meno allo scoperto, si rischi di strumentalizzare la sua morte nel nome di una battaglia che è nostra, ma che forse non era sua.
Sono sicuro che purtroppo la sua non sia stata l’unica famiglia (o l’unica coppia) distrutta su quell’aereo, e che siano tutte egualmente importanti, anche quelle di cui stiamo sicuramente parlando molto meno.
Penso che le dichiarazioni dei parenti rimasti in vita di Riso (“non ci interessa cosa dicono i giornali” e “mio fratello era una persona molto riservata”) meritino attenzione e rispetto.
Penso che il virgolettato incriminato sia spiacevole, sì, ma non mi stupisce affatto vivendo in un Paese arretrato e afflitto da sempre da un’eccessiva sottomissione di tutti gli schieramenti politici ai dogmi della religione cattolica.
Penso che in quella “famiglia” con le virgolette ci sia ipocrisia, ma NON omofobia. E che questi due termini non siano sinonimi.
Non capisco la sproporzione delle reazioni e dell’indignazione tra questo caso (in cui purtroppo si parla di un morto) e tutti i virgolettati, gli amici del cuore, gli ambienti gay che abbiamo letto o sentito finora dai media italiani.
Mi pare ci sia tutto.
Ora continuate pure a commentare, se volete, io ritengo di essere stato sufficientemente chiaro.
Mi sforzo sempre, quando discuto, di rispettare le opinioni diverse dalle mie e mi aspetto altrettanto, da tutti quelli che decidono di intervenire qui.
Rispettare le opinioni altrui significa anche non pretendere che qualcuno cambi idea, se non ne è convinto, facendo leva sulla schiacciante minoranza della sua posizione.
Grazie.
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Quando addirittura i giornali che si presentano come laici e progressisti danno spazio ad articoli come quello di Francesco Merlo su Repubblica di qualche giorno fa,allora significa che la cultura e la sensibilità umana di questo paese sono regredite a livelli di pregiudizio pericoloso e avvilente. Come è stato giustamente replicato dall’ ARCI GAY, il giornalista in questione ha davvero preso “fischi per fiaschi”.Non si chiedeva che venisse sbandierata la sessualità dello steward italiano ma la sua affettività,le scelte d’amore che hanno dato forma,senso e dignità alla sua vita. O forse per certi ambienti italiani esiste un cuore sacro, quello etero,da nominare eportare come esempio,e uno profano le cui scelte devono invece essere passate sotto silenzio? pensavo che il cuore fosse neutro,che fosse al di sopra della distinzione dei generi e della direzione degli affetti. Invece in Italiastanno ancora a discutere sul sesso degli angeli, sul sesso del cuore.
Se in un disastro aereo muoiono i componenti di una famiglia,lo si dice senzaalcun timore, per unire nellanotizia ciò che la vita e la morte hanno già unito.E’ una forma di rispetto umano per le scelte coraggiose delle persone e di fedeltà giornalistica alla verità dei fatti.
Un caso di impressionante analogia con quanto accaduto a Madrid avvenne negli Stati Uniti,ma la reazione dei giornali e della gente furono ben diverse dai comportamenti italiani.Faccio riferimento alla morte di due uomini che si amavano e del loro figlio adottivo, passeggeri su uno degli aerei coinvolti negli attacchi terroristici dell’11 settembre.Si trattava di Daniel Brandhost, Ronald Gamboa e delloro figlio adottivo David Reed Brandhost Gamboa di appena 3 anni (cfr.: il sito web “11 September Memorial”). Ebbene, non solo i mediaamericani diedero la notizia della morte di questa FAMIGLIA senza ipocrisie verbali, ma si può anche constatare nel September Memorial che i commenti lasciati dai comuni cittadini americani sono improntati a sottolineare la gioia che traspare dalla foto sorridente del bambino in mezzo ai suoi “due papà”.
In Italiail destino delle persone omosessuali comuni (lasciamo perdere i personaggi omosessuali famosi che sono accettati in quanto famosi più che come omosessuali) è ancora inchiodato a un tragico paradosso: non devono avere una vita visibile, ma devono avere due morti, quella fisica e quella delle parole ipocrite e del silenzio.Non devono avere la vita, ma due volte la morte.
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Grazie a te, Paolo, soprattutto per la pazienza e l’attenzione.
Credo che nessuno qui abbia voglia di intimorirti, schiacciarti, estorcere il tuo consenso. La reazione alle tue parole è stata massiccia e, direi, frutto di stupore autentico.
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caro paolo, mi accodo a selfs: sono convinto che gay fuori dal coro come te ci vogliano (così la gente smette di dire “voi gay” o parlare di lobby e si rende conto che siamo esseri umani come tutti con opinioni proppie a dspeto dell’orientamento) ed è anche vero che si poteva anche non dire dei legami di riso
mi permetto solo di aggiungere; quando i tg e giornali cominciano a congetturare su quel bambino allora tanto vale dirla tutta. o non dirla affatto… “è morto uno steward italiano” non avrebbe causato nessuna lamentela
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Non ho tempo per rispondere diffusamente perché mi parte l’aereo tra quattro ore ma non posso non supportare Colonna in questa gustosissima valanga di commenti. L’articolo di Merlo ha una gigantesca falla concettuale (dice “siamo tutti omosessuali” come si disse che eravamo tutti americani quando caddero le Torri Gemelle, per dire che tutti capiamo le ragioni dei gay: mi spiace per Merlo ma non è così. Ma siccome è il migliore giornalista italiano glielo perdonerei). Il discorso di Merlo è giornalistico, non certo etico: fa la morale ai giornalisti e al cosa fa o non fa notizia. Se poi abbiamo un Paese che ha ncessariamente di una bara per intavolare un discorso, non è di sicuro un problema dell’osservatore ma del Paese stesso. Vostro, BD.
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Caro Colonna, Lei si dice d’accordo con Merlo. Anche quando Merlo equipara l’informazione relativa al fatto che Riso e il suo compagno e suo figlio formassero una famiglia con notizie sull’uso del viagra da parte di altri passeggeri? Anche quando praticamente sposa l’equivalenza omosessualità = semplice vita sessuale, lasciando di lato tutto il resto, a partire dall’amore? Merlo sostiene che parlare dell’omosessualità di qualcuno significa mettere il naso tra le lenzuola (dio, che pruderie pelosa, da parte di uno che scrive su un giornale la cui home-page trasuda tette e culi al vento nella colonna di destra). Lei concorda anche con questo per me insopportabile reduzionismo (tipico, tra l’altro, della Chiesa Cattolica che riduce qualsiasi relazione omo- e eterosessuale a una questione di sesso riproduttivo o no)?
Quanto al Suo commento 134: Vede, non si tratta di cedere all’opinione della maggioranza; se però così tante persone Le dicono che sta sbagliando, forse dovrebbe ripensare o riformulare i Suoi argomenti invece di difenderli a oltranza; noto ad es. che ancora non ha risposto alla domanda più volte rivoltoLe: Se con Riso fossero morti la sua compagna e il figlio avrebbero scritto che era morta una “famiglia”; allora, non scriverlo solo perché è una famiglia gay è una discriminazione ingiustificata, sì o no? Se risponde sì a questa domanda e se non concorda con il ridurre l’omosessualità di qualcuno alla sua mera attività sessuale, non riesco a capire come possa ancora dirsi d’accordo con Merlo.
Comunque è sempre stimolante leggerLa.
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Ma quale outing?
repubblica i è riferita al Pierrick, il compagno di Domenico, come fosse un semplice amico. Visto che hanno perso la vita tutti e tre (anche il figlioletto…) si poteva dire che erano una famiglia. L’omosessualità qui non c’entra. c’entrano i sentimenti, che sono stati negati. Questo era il senso dell’intervento di arcigay
ma ve lo siete letto?
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Intervengo in ritardo, ma ho seguito volentieri tutta la discussione. Concordo con Aelred e tutti gli altri, quindi non mi soffermo sulle questioni della notiziabilità, del concetto di outing ecc., perché ripeterei cose già dette e mi sembra che i punti su cui Paolo dissente da quasi tutti gli altri intervenuti siano chiari.
Però volevo dire qualcosa sul fatto che valga la pena o no indignarsi. Nel post Paolo scrive “Arcigay non ha ben altri esempi di reale omofobia per cui indignarsi, e magari cercare anche di fare qualcosa in più per far passare uno straccio di legge a tutela degli omosessuali, di cui in questo Paese siamo tuttora vergognosamente privi?”; e nei commenti poi ribadisce il fatto che non dobbiamo stupirci del trattamento che i giornali riservano alle coppie e famiglie arcobaleno, visto il pensiero comune. Ecco, è vero che non dobbiamo stupirci, ma secondo me non dobbiamo neanche rassegnarci. Mai. Visto che dal punto di vista legislativo sarà tutto fermo per ANNI, se non decenni, arrabbiarci e ribellarci a voce alta è forse l’unica cosa che possiamo fare, l’unica cosa con cui possiamo, molto lentamente, far riflettere un po’ di persone che vivono intorno a noi, e che magari sostengono posizioni alla Merlo perché non hanno mai considerato l’idea che una relazione omosessuale vada al di là del sesso.
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[...] Segnaliamo un intervento di Sciltian Gastaldi (Anelli di Fumo) e quello controcorrente di Paolo Colonna su Tom. articoli similiFamiglia, chiuse virgoletteBrasile, transizioni a carico del servizio pubblico: [...]
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Su anelli di fumo (in un post un po’ troppo velenoso per i miei gusti) c’è la frasse del sindaco che dice che tutti sapevano dell’omosesusalità di Domenico e che si è stupito di come tanti giornali abbiano dipinto la sicilia come una terra incapace di convivere con questa realtà.
A parte che ora il dubbio non c’è più: Domenico voleva che si sapesse. E lo diceva. E viene il dubbio che i giornalisti come Merlo abbiano cercato di affossare la dignità non solo di Domenico, ma anche quella dei suoi parenti…
Ciao
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Grazie Paolo Colonna, per la tua posizione così equilibrata. Con stima
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Caro Paolo,
fermo restando che i cori non ci piacciono quasi mai (nemmeno quando sono a due voci sole, tipo le sorelle Bertè), rimango saldamente della mia opinione. Il dato centrale del pezzo di Merlo non so se sia quello che dici tu:
“l’omo o eterosessualità di Domenico Riso è irrilevante. Non è quella la notizia, questa volta.”
Ma anche volendo considerare questo come il dato centrale, io penso proprio che l’orientamento sessuale di una persona che muore assieme alla sua famiglia intera divenga un dato fondamentale della notizia NEL MOMENTO IN CUI la stampa procede a un processo di rimozione e falsificazione del suo orientamento sessuale.
Mi spiego: avessero subito scritto “Famiglia distrutta nell’incidente aereo” parlando di Riso e il suo nucleo, non mi sarei messo lì a sottilizzare “eh, però famiglia GAY!”. Ma nel momento in cui la stampa ha sostenuto che Riso e il suo compagno erano in realtà “amiconi che convivevano” con una comune passione “per il figlio di lui”, beh cazzo, allora non ci sto. E’discriminazione, è omofobia. E’ dire: una famiglia gay non esiste, nemmeno nel momento in cui esiste e muore assieme nel rogo di un aereo. E’ un po’ il meccanismo messo in opera dal fascismo verso l’omosessualità: non esisteva l’omosessualità in Italia in quanto gli italiani erano tutti uomini veri e virili, tutti eterosessuali e sciupafemmine, quasi come il Duce.
Poi, se Riso dall’aldilà è contento o meno di come la sua vita sia diventata pubblica nel momento della sua morte, è questione che non sapremo mai. Diciamo che se lui avesse voluto vivere la sua omosessualità nascondendola, difficilmente avrebbe convissuto alla luce del sole con un altro uomo e difficilmente ci avrebbe allevato assieme un figlio. La sorella di Riso e il sindaco di Isola delle Femmine sostengono che lo steward era “conosciuto da tutti” e che la sua omosessualità non era materia di scandalo.
Io mi fermo alle loro dichiarazioni.
Sempre un piacere dibattere con te, anyway