Dire, fare
Leggevo i commenti al mio post ironico sulla Carfagna. Ne abbiamo parlato molto, in questi mesi. In tanti abbiamo dipinto un futuro a tinte fosche per il mondo omosessuale in Italia, abbiamo discusso a lungo su chi fosse peggio – riassumendo: una destra che fa la destra o una sinistra in buona parte clerical-conservatrice che, tolti i folkloristici rutti al dio Po e gli attentati alla lingua italiana di molti berlusco-fascisti, fa sostanzialmente le stesse cose che fa la destra.
Però.
Io credo che l’aspetto più preoccupante di tutti, in questo momento, sia davvero il clima che si verrebbe a creare, e che già mi sembra di intravedere. I pestaggi casuali e la rinnovata enfasi che i giornali ne danno, ad esempio. Non ho paura di chissà quali provvedimenti liberticidi che potranno prendere nei nostri confronti: ho paura del loro silenzio, della loro malafede e della loro ignavia. Saranno queste cose che faranno uscire dai tombini i topi di fogna, e che legittimeranno – un pezzettino alla volta, giorno per giorno – i fanatici che mi reputano un subumano solo perchè sto con un uomo.
Si dice sempre che i fatti contano più delle parole. Io credo che molto spesso sia vero il contrario. Non è quello che potrebbero fare a spaventarmi – è quello che dicono, quello che tacciono. E quello che non fanno. Delle persone intelligenti bisogna temere le azioni, dei mediocri le parole e il loro contrario, i silenzi. Perchè se non ci danno il patrocinio del gaypride chissenefrega, ma davvero non riesco a capacitarmi di avere un ministro delle pari opportunità che mi discrimina in quanto “sterile”.
Questa quotidiana e disperante mancanza di senso, e di cuore e di empatia verso il prossimo; questo costante ribaltamento della logica e del buonsenso; questo rifiuto sordo e ostinato di mettersi nei panni dell’altro, questo delimitare diritti e dignità di qualsivoglia minoranza con paletti pretestuosi quando la difesa e l’esaltazione di qualsivoglia minoranza è l’anima di una civiltà; tutto questo è qualcosa di spaventoso e incomprensibile, e porta con sé il rischio di farci diventare queruli e monocordi, stucchevoli principalmente con noi stessi.
Ciò che rende nichilisti anche i migliori di noi è il fatto che il nostro nemico non sia l’Innominato, ma un banale don rodrigo. Non una Spectre, non un perfido Genio del Male, ma uno che il Male lo derubrica a pratica burocratica, e gestita con insipienza. Dargli troppa importanza, fatalmente, infanga anche noi. Ci rende irrilevanti nostro malgrado. Ma siamo chiusi in un angolo, ed è l’unico interlocutore che avremo di fronte. E’ questa la nostra vera condanna, nell’anno di grazia 2008.
La mia parte ottimista dice che non si rendono conto di essere sull’orlo di un baratro che porterà conseguenze di regressione civile davvero gravi.
La parte pessimista mi sussurra che se ne rendono conto benissimo, e che non gliene frega una fava.