18 novembre 2007 |
Storie
E’ una vita che non scrivo su questo blog e ora che finalmente pubblico un post lo uso per parlare di me. Perdonatemi. Il fatto è che sono un po’ confuso. Dopo ben oltre trent’anni di onorata e ortodossa (benché scarsamente praticata) omosessualità, da diversi mesi ho una storia con una ragazza.
Un mio collega, saputa la cosa, mi ha chiesto seccato: Ma scusa tu non eri omosessuale?!?
E io non posso che fare spallucce: beh, ehm, sì. Cioè, per certi versi e in parte lo sono sempre: non c’è dubbio che un bel ragazzo abbia su di me un’attrazione innegabile. Alla bellezza maschile so che resterò sensibile. Eppure.
Eppure da tempo sto cambiando e le donne sono pian piano entrate nel mio campo visivo. E’ stato come se un enorme rimosso psichico venisse improvvisamente annullato e riportato dentro la mia esperienza di vita.
Non che questo sia avvenuto così, da sé, è anzi certamente il risultato di diversi anni di psicoterapia. Però sia chiaro: l’omosessualità non è mai stata la molla che mi ha spinto a rivolgermi a un terapeuta, non ho mai cercato di ‘guarire’ e non trovo che ci sia nulla di male nel trovare bello un ragazzo e andarci a letto.
Ma nel corso del tempo i successivi, lentissimi ‘aggiustamenti’ che la terapia ha prodotto hanno in qualche modo spostato tutti gli equilibri su cui si fondava la mia personalità: molte cose sono cambiate, e anche la sfera dell’eros è stata coinvolta.
Insomma mi è successo quel che succede a tutti: ho incontrato una ragazza che in qualche modo mi piaceva, in qualche modo ci siamo messi insieme. E sembra funzionare. Me lo diceva, un mio collega: in fondo la figa non è poi così male. Chiarisco subito che lei sa assolutamente tutto di me. Non riesco a immaginare di dover nasconderle i miei amici, la mia vita precedente e tutto il resto. Bisogna dargliene atto: è una ragazza coraggiosa.
Il lato tragicomico? Che è stato più facile il coming out di quanto non lo sia ora dire agli amici che ho una ragazza. E’ una cosa che genera grande imbarazzo, perché non si sa come reagire: le persone che ho frequentato nella mia storia al coming out hanno reagito sempre con compostezza, e di solito anche con affetto. Ma forse anche perché sapevano cosa fare, cosa ci si aspettava da loro.
Invece quest’improvvisa novità —che stupisce me prima e più degli altri— rappresenta qualcosa di imprevisto, strano, che non si sa bene come valutare e giudicare. E perfino qualche amico più stretto s’è mostrato visibilmente in imbarazzo.
In linea di massima, però, gli etero se ne rallegrano, come se avessero recuperato un uomo al loro schieramento, un paio di braccia in più dalla loro parte. Mah. Gli omo assistono divertiti e con una punta di scetticismo: chi mi vuol bene lo fa volendomi bene, gli altri aspettano solo di cogliermi in fallo. Letteralmente, temo.
Ogni tanto Vanderbilt mi messaggia: ‘Allora? Sei ancora lesbica?’
Per ora la risposta è sì. Potrei tornare indietro? Certo, ma anche no: se vivessi con delle certezze assolute, non vi starei raccontando nemmeno queste cose.
E in fondo quello che conta non è quale etichetta ora voglio o posso mettermi addosso, ma la sensazione inebriante di essere in movimento, di vedere che ho fatto dei cambiamenti, che mi sono preso, smontato e rimesso insieme in modo nuovo, senza paura di provare alternative, di superare paure ancestrali. Non considero l’essere etero un progresso in sé, ma per me essermi dato il permesso di provarci rappresenta un grande risultato.
“E quindi cosa vuoi, una medaglietta?” starete pensando voi. No, è che mi piaceva, a latere del meraviglioso (e, ehm, tanto più stringato) post di Mark, dire che aprire nuove strade a volte è una cosa che si può fare anche nella sfera personale. Sperimentarsi in contesti diversi, scoprire che siamo capaci di gesti insospettabili finora, capaci di ‘riscriverci’ entro limiti più grandi di quanto non sospettassimo. Sono tutte cose che magari non cambieranno la società, ma le regaleranno delle persone più sicure, più libere, più felici di esserci.
-
Ve l’avevo detto, nel mio primo post in questa nuova casa, che ne avreste lette delle belle, qui. Ora sapete che non mi riferivo solo alle novità di Mark.
Fate i bravi anche con Ubu, eh?
-
L’importante è che tu sia felice.
-
La cosa meravigliosa del nuovo Tom è che piano piano sta emergendo una visione ancora più colorata del mondo omosessuale. Mi sa che tra poco nella bandiera arcobaleno dovremo metterci anche i pois, le righe e forse anche lo scozzese, visto che i colori li abbiamo finiti.
Ho avuto il privilegio di vivere in prima persona le vicende di Ubu e Mark e mi hanno messo in discussione. Molto spesso noi gay siamo i primi a crearci degli schemi, forse per semplificare la complessità alla seconda delle nostre vite, con i casini tipici di lavoro, famiglia, amore, ecc., ma con la complicazione che tutto va vissuto in maniera non convenzionale. Grazie a queste due vicende i miei schemi (a volte autoghettizianti) ora sono finiti nel frullatore. Grazie a loro e alle nuove presenze inaspettate delle loro vite sono costretto a diventare più tollerante e aperto. Alla faccia di quello che credevo fino a pochi mesi fa.
-
L’unica persona che abbia conosciuto a cui e’ accaduto qualcosa di simile, assomiglia tantissimo a MacUbu: che ci sia un demone fisiognomico che si impossessa periodicamente di un guaglione e lo trasforma dall’interno? Scherzi a parte, quello che mi sembra da sottolineare nel lungo post di Ubu e’ una profonda idea di benessere, che sembra essere scomparsa. Sembra quasi che non si faccia altro che scomodare la categoria unica e somma della felicita’: o sei felice o sei depresso. E se invece puntassimo proprio su questa idea di benessere? chissa’ quante cose che teniamo da parte perche’ non ci rendono ‘istantaneamente’ felici, potrebbero venir fuori ed essere riscoperte. Pia illusio? Vostro, BD.
-
Della notizia i lettori del tuo blog erano già informati. E confesso che la cosa mi turbò un pochino. L’orientamento sessuale, soprattutto per noi che ci siamo costruiti attorno ad esso, certo anche per colpa dell’omofobia intorno che ci ha costretto a contromisure, è qualcosa che tendiamo a collocare talmente vicino alla propria identità più essenziale e ‘profonda’ che scoprirla mobile, revocabile, da un senso di insicurezza. Almeno a me, e non credo solo a me. Ricordo molto bene un amico etero, evidentemente tentato, ma che si ritrasse dicendo “no, dai, ho già così tanti casini solo con le donne”. Per dire che comprendo il disagio, che però i veri amici sapranno certo superare. Come dice un personaggio delle Onde di Virginia Wolf “non siamo mai così semplici come vorrebbero i nostri amici per venire incontro alle loro necessità”. Un abbraccio.
-
Be’, certo. Se non è stata la pressione sociale. Se non è stato il desiderio di mettere su una famiglia “normale”. Se il sesso funziona esattamente come ti ha sempre funzionato con gli uomini. Soprattutto, scusa la volgarità, se quella cosa lì, come si chiama… la vagina ti arrapa. Se sei abbastanza sicuro della tua natura sessuale da coinvolgere una persona in pianificazioni del tuo futuro che contrastano con il passato… Be’, siate felici e vogliatevi bene.
-
Se molti gay sono passati prima attraverso relazioni etero non vedo perchè non possa succedere il contrario
-
La figa?
Oddio, che paura! Ma è vero che ha i denti?
Sai qual’è la cosa più strana? Che nel 2007 ci si debba ancora “giustificare” o meglio, stupire, per quello che viene fatto tra due persone consenzienti.
Ha ragione il signor Festen, l’importante è che tu sia felice
-
Confesso che anch’io, come FinOcchio, all’inizio ero un po’ turbato. Anzi, quando Ubu mi aveva raccontato della sua storia via messenger pensavo che scherzasse, e che mi stesse pigliando per il culo. 
L’imbarazzo forse nasce dal fatto che per parecchi gay – sottoscritto incluso – l’attrazione per quelli del nostro sesso è una delle poche certezze che si sono solidificate con il passare degli anni, magari in cima a una bella pila di insicurezze di tutt’altro tipo, grandi o piccole. Se anche quella certezza improvvisamente si dovesse sgretolare, beh, forse ci sentiremmo mancare il terreno sotto i piedi.
Fino a una decina di anni fa, più o meno, non escludevo che potesse capitare anche a me quello che è successo a Ubu. Se mi capitasse ora, però, dovrei davvero rimettere troppe cose in discussione, e temo che andrei totalmente nel pallone (con il rischio di fare del male almeno anche a un’altra persona).
Mi sono stupito, invece, di come Ubu abbia affrontato la cosa con tranquillità e naturalezza, anche se sono sicuro che non sia stato affatto facile, e non soltanto per lui.
Non siamo tutti uguali, e le etichette che ci ritroviamo cucite addosso a volte ce le togliamo con fatica e sofferenza, a volte invece cadono da sole (oddio, ma l’ho scritta per davvero, questa roba?). E comunque l’unica cosa davvero importante è quella che ha già detto Festen, ecco.
-
A proposito, come la mettiamo adesso? Quale delle due è la bufala più grossa: “siamo tutti bisessuali”, o “i veri bisex non esistono”?
-
Be’, dopo anni passati a riflettersi, costruirsi, difendersi, legittimarsi, è abbastanza normale che si reagisca così di fronte al fatto che uno “di noi” passi sull’altra sponda, se mi si concede l’espressione
Ma proprio noi, anche in virtù di tutti quegli anni passati a bla bla bla, e dell’autenticità a cui siamo giunti, o a cui comunque tendiamo, dovremmo saper accettare chi, per effetto di un suo percorso, si ritrova a vivere realtà inaspettate e disorientanti per sé e per gli altri. L’importante è, com’è già stato detto e ribadito, che tu sia felice di ciò che stai vivendo. Se poi, un giorno, dovessi tornare nell’alveo, fammi sapere ché ne parliamo
-
Anche io, nel mio rapporto “virtuale” con Ubu, l’ho saputo via messagistica istantanea.
Non so: mi sono sempre imposto di non sconvolgermi di nulla, e non è stato neanche stavolta il caso di farlo.
Tra l’altro, resto dell’idea che ci imponiamo troppe etichette stupide: eterosessuale, omosessuale, caciocavallo… importa, sul serio? Ne siamo certi?
Le etichette sono solo dei vestiti buoni che ci mettiamo e ci fanno sentire a posto.
Ci si mette in discussione una volta, se è necessario, non di più. Non so: lo trovo sciocco. Preferisco mettermi in discussione sempre e stare “male” spesso, ma in misura minura.
Che non vivere di assolute certezze e poi trovarmi ad annaspare dopo, quando queste certezze crollano.
-
bella la nuova sezione Storie di Tom, e bellissimo questo post di MacUbu! che dirti, in bocca al lupo. non è importante che sia uomo o donna, ma che ci sia una persona accanto a te.
-
complimenti.
per il post e per il coraggio.
-
Che tenero che sei Ubu, e anche così onesto nei confronti di te stesso. Bravo, viviti fino in fondo. Un bacio grande.
-
Mi sa che siamo tutti bisessuali! alla fine…
bella storia. quoto tutti quelli che hanno detto che:
1. se sei felice va bene
2. perché non poter fare il cammino inverso, ovvero dal boy alla girl? molti abbiamo fatto
il passaggio dall’etero all’omo. non commettiamo gli stessi errori, e viviamo serenamente ogni passaggio.
ps. siamo esseri liberi, ed è quello che conta.
-
Opinione personale:
noi possiamo esserne felici, indifferenti o addirittura schifati e sarebbe un problema solo nostro.
Invece scrivere “se sei felice va bene” è una sottigliezza linguistica che non mi garba moltissimo.
Inoltre non confonderei il passaggio etero > omo che avviene mediamente presto e per cui talvolta sono le scarse e/o disastrose esperienze etero a far capire da che parte tira il vento, con la maturità e la volontà di seguire i propri istinti dimostrata da UBU.
Un unico appunto che forse ho notato solo io, ma oggi sono incontenibilmente rompipalle. un post del genere fa nascere tantissime domande, dalle luttaziana “odora davvero di cipolla?” a quelle più concrete e che magari non si fanno perchè si ha paura di sembrare un cretino. Ne faccio una io perchè dal lungo post non l’ho capito (perchè sono un cretino, è ovvio):
Oltre a essere coraggiosa, la tua ragazza è meravigliosa? Perchè questo post parla di te, ma anche di lei.
-
Secondo me che siamo tutti bisessuali è una bufala, invece.
O meglio, per molti è un comodo alibi: forse lo siamo alla nascita, forse invece no e siamo già etero o omosessuali, ma in fin dei conti è irrilevante quello che siamo prima della pubertà.
Poi le cose cambiano, e ci rende conto da quale sesso siamo attratti (che non coincide affatto con l’accettarlo, in molti casi). Per alcuni resta aperta la doppia opzione, ma quanti se la raccontano e per quanti invece è una doppia opzione reale?
Poi ci sono quelli che dopo anni di “onorata carriera” hanno un’esperienza che rimescola le carte in tavola, come è successo a Ubu. Però siamo realisti: quanti sono? Pochissimi. L’ha scritto anche BD qualche commento sopra, che di casi come quello di Ubu ne conosce soltanto un altro.
Le etichette non piacciono a nessuno, d’accordo, ma riconosciamo anche che – con qualche eccezione – per molti dopo la pubertà il dado è tratto e indietro non si torna.
Altrimenti si cade nell’equivoco di pensare che i veri bisex siano molti più di quelli che in realtà sono (cioè pochissimi) e che tanti possano scegliere di andare a letto con un uomo o con una donna con la stessa disinvoltura con cui si sceglie quale film vedere di sera. Cosa che non è, nella stragrande maggioranza dei casi.
O anche peggio (e Ubu sa che non mi sto assolutamente riferendo al suo caso): che qualche psicanalista si improvvisi “guaritore dei froci” e che garantisca un sereno “ritorno alla figa” in una decina di sedute. E anche di questi ce n’è in giro qualcuno, purtroppo.
-
concordo con finocchio, è uno spostamento di punti di riferimento non da poco…. ma l’importante è essere fedeli a se stessi e non alle etichette
-
Mi sembra chiaro che il discorso non fosse “contento te, contenti tutti”. Qui si parla di uno che risalta il fosso perché la società gli è ostile, perché la mamma piange, perché la buonanima del nonno si rivolterebbe nella tomba, e via dicendo. Si parla di una persona – che peraltro non conosco, ma lo si evince da quel che scrive – che ha fatto tutto un suo percorso, che si è interrogato, che ha scandagliato il suo animo, che si è vissuto, e che alla fine è approdato a questa tappa, per sua stessa ammissione non necessariamente definitiva, del suo cammino, e questa tappa gli ha portato vicino una donna. E sia, non vedo il problema. E’ comunque una scelta matura, consenziente, voluta. Se si rivelerà LA scelta, buon per lui; se si rivelerà una tappa intermedia verso un ulteriore sviluppo futuro, ne prenderà atto lui e chi gli vive accanto in questo momento, come sempre avviene nella vita. L’importante è agire con chiarezza e nel rispetto di sé e degli altri.
-
Errata corrige
“Qui NON si parla di uno che bla bla bla”. Pardon.
-
@ Giovanni Casalucci: vorrei precisare che la mia non è (e non voleva esserlo) una sottigliezza linguistica. in realtà alludeva alla volontaria adesione ad una scelta difficile, come quella di risaltare il fosso, che va vissuta in piena percezione di sè e delle proprie aspirazioni. la felicità è in questo caso una condizione di partenza, ma anche di arrivo. non una frase fatte, della serie “se sta bene a te, sta bene a noi”.
tutt’altro.
-
[...] tenero esempio di coming in è la storia raccontata da Ubu su Tom. Lodevoli i commenti rispettosi al suo post. Mi sarei aspettato un’acidità più da copione, [...]
-
A proposito di bisessualità, quindi vado OT, da quello che ho capito parlando con persone che tali si definivano (poche a dire il vero), ne ho ricavato inquietanti assunti che gradirei venissero smontati.
“Se sei etero scopi e/o ti innamori di una persona del sesso opposto. Se sei omosessuale scopi e/o ti innamori di una persona del tuo stesso sesso. Se sei bisex scopi con chi capita.”
Si è bisessuali solo in camera da letto, dunque?
Quando poi ti innamori, “ritorni” etero o gay?
(oggi con le domande sono ai livelli di lettrice colta di “Cioé” – se lui mi tocca i seni, posso rimanere incinta?)
-
Boh, la bisessualità è un argomento spinoso, e soprattutto confuso visto che sono confusi molti di coloro che la professano. Per come la vedo io, posso pensare a un’attrazione fisico-estetica per persone di entrambi i generi, però le corde del cuore sono sintonizzate su uno dei due, le sensazioni, i bisogni, il complemento su un piano più profondo ciascuno li trova o da una parte o dall’altra. Tant’è che, come detto da Giovanni Casalucci, nella massa di sedicenti bisex rarissimamente si sente dire “io mi innamoro ugualmente di maschi e di femmine”, ma quasi sempre “io scopo ugualmente con maschi e con femmine”. Poi, ci sarà anche chi riesce a palpitare per entrambi, ma secondo me si parla di numeri molto esigui.
-
Giovanni: grazie per la citazione della posta di Cioé, fondamentale rito di passaggio della nostra generazione…
Io sono apertamente bisessuale. Mi sono innamorata di persone di entrambi i sessi (spesso commettendo gli stessi *identici* errori con gli uni e le altre), sono andata a letto con fanciulli e donzelle – non tanti, a dire il vero: ho trovato le donne più attraenti degli uomini, ma il divertimento nel letto assolutamente indipendente dal sesso.
Ora sono sposata e monogama (e con un essere meraviglioso come mio marito non potrei essere altrimenti: ma sono sempre stata incapace di tenere due amanti per volta). Ma ho sempre un paio di occhi e degli ormoni, per cui se mi vedo le foto di Hayden Panettiere in tenuta da pin-up degli anni ‘50 o John Barrowman in qualunque tenuta sono – beh, mettiamola così: molto contenta (e magari sulla Panettiere faccio a gara di commenti salaci con il consorte).
Ah, e paradossalmente sono quasi più out of the closet come bisessuale ora di quanto non lo fossi quando ero convinta di essere lesbica. A occhio lo attribuisco all’età che mi ha formato un sano orgoglio – di quel che sono, più che della mia etichetta…
Comunque: congratulazioni per la felicità a Ubu e alla sua fortunata metà.
Che mi sembrano ovunque – ma non in un armadio. (Numi, magari è un’alternativa all’ormai passé “facciamolo sul tavolo della cucina”. Nel caso, occhio alle craniate sull’appendiabiti. Ma seriamente: congratulazioni ancora.)
-
In effetti, qui in molti sapevamo già e non siamo rimasti choccati.
a mio avviso sono profondamente affari tuoi e l’importante è che tu li viva bene. non eri migliore (o peggiore) da gay, non sei peggiore (o migliore) da etero.
quello che conta – come dice Paolo Colonna – è che non ci si appigli a storie come la tua per sostenere un’improbabile facilità di passaggio da una sponda all’altra.
E no: non è lo stesso di tanti gay che prima erano etero. Non erano etero, facevano gli etero
-
Non trovo nulla di “strano” nel fatto di provare, a quanto pare ciclicamente ,attrazione per una donna o per un uomo.
Così come gli solo gli stupidi non cambiano mai idea, probabilmente anche gli ormoni fanno la loro parte.

Il problema sono sicuramente le barriere che ci autocostruiamo nel momento in cui riusciamo ad auto fornirci una identità precisa ,le conseguenti fatiche per conservarla, che abbattere tale barriera diventa quasi un atto di masochismo.
L’unica (ma veramente uncia) cosa che mi lascia qualche dubbio e’ la possibilità che questa nuova direzione di UBU sia comunque scaturita da un percorso psicoterapeutico…ecco, se così non fosse stato sarei contento per lui al 100%…perche’ significherebbe l’aver raggiunto una vera ,libertà sessuale….così lo sono al 90%.
E’ pur vero che certe libertà si conquistano e l’arma per farlo potrebbe essere stata la psicoterapia…forse le mie esperienze in tal campo sono state così disastrose da farmi pensare sempre al peggio.
-
Vorrei enfatizzare un punto centrale del commento di aelred: “E no: non è lo stesso di tanti gay che prima erano etero. Non erano etero, facevano gli etero”. Se si omette questa precisazione il discorso si annacqua. Bravo aelredone. Tuo, BD
-
cacchio, adesso anch’io dovrò trovare qualcosa di scioccante da raccontare….!
-
Ti rispondo qui per quanto riguarda il mio post sulla porno prof. Mi spiace ma non concordo con te. Un’insegnante deve essere anche responsabile delle proprie azioni, oltre che a dover essere testimone di quello in cui crede. In un momento in cui noi insegnanti ci dobbiamo fare portavoci di un messaggio di protezione e di modelli quantomeno responsabili, permettimi, ma non è proprio il massimo proporsi in quel modo. Tanto più che i ragazzi non sanno cosa sia il sesso, dunque non possono esprimere giudizi di nessun genere su una persona che, invece, è conosciuta.
Quanto ai giudizi sull’uomo e sula adonna, ancoa non concordo con te. Io non scindo i due generi. Forse è un problema di altri ma assolutamente non mio. In questo, credimi, non sono ipocrita.
-
Caro Ubu, benvenuto in serie B.
B come “bisessualità” che è appunto quell’orientamento sessuale assai bistrattato (lo vedi? un’altra B) in Italia perché ritenuto dalla maggioranza dei gay, degli omosessuali e da una nutrita minoranza etero come “inesistente”.
Parafrasando l’amico Dall’Orto ti dirò che “bisessuali non si nasce e non si diventa, bisessuali si è”. E te ne rendi conto quando cominci a considerare, apprezzare e poi praticare elementi di tutti e due i sessi.
Non so se tu sia stato sempre un bisessuale latente oppure se la tua è proprio una crescita, per una volta fatta in senso opposto alla maggioranza della minoranza: dall’omosessualità all’eterosessualità.
Ma in ogni caso tutte queste sono pippe mentali di cui puoi ben fregartene. L’essenziale, come sempre, è che tu sia innamorato o per lo meno preso dalla persona che ora ti è al fianco.
Perché essere bisessuali è anche questo: innamorarsi di un paio d’occhi, senza badare a cosa ci sia in mezzo alle gambe.
Saluti dal Canada!
-
Ciao ragazzi!
Temevo commenti assai più cattivelli e invece è bello scoprire che i lettori di Tom sono capaci di simpatia, comprensione e apertura mentale. Vi ringrazio per i vostri commenti affettuosi: me li sono presi tutti con grande piacere.
Già che ci sono ne approfitto per precisare un paio di cose: sul tema del passaggio da etero a gay, vale il lapidario (forse troppo?) giudizio di aelred: essi non erano gay, essi lo facevano soltanto.
Il che però, a loro discolpa, va anche attribuito al fatto che da giovani aderiamo più facilmente alle aspettative che gli adulti hanno nei nostri confronti. E gli adulti si aspettano che un guaglione (citando BD) si cerchi una ragazza. Poi si cresce, e ognuno sviluppa e definisce la propria personalità. Il percorso inverso è più raro proprio perché avviene quando uno la propria personalità in realtà l’avrebbe già definita.
In effetti se penso alla fatica che ho fatto per sentirmi a mio agio con gli uomini e per dire ad alta voce ‘Io sono gay’, un po’ mi chiedo ma chi me l’abbia fatto fare di rimettere tutto in discussione.
Il fatto è che io non ho scelto niente: è successo. O meglio, io ho solo permesso che succedesse. E ho cercato di non avere troppa paura (perché ne ho avuta).
Ecco: un altro tema che mi preme sottolineare è che appunto essere omosessuale non è MAI stato una scelta, ma una condizione vissuta come naturale e incoercibile, come essere castano o destro. Allo stesso modo io non posso (e non voglio) dire che HO SCELTO di essere etero. Niente affatto: ho scoperto anzi con stupore questa attrazione nuova, e le ho lasciato spazio, non senza trepidazione.
Tante altre cose avrei da dire, ma è anche giusto mettere un freno alla logorrea. Oh, e Casalucci? Per dire quanto la mia ragazza sia meravigliosa, ti dico solo che ha letto il mio post prima che lo pubblicassi, e ha commentato: “Beh, ora sono tutti cazzi tuoi. In tutti i sensi.”
Capito il tipo?
(E per ogni altra curiosità salace, beh: c’è sempre la mail.
)
-
Sciltian/AdF, massimo rispetto per tutti i bisex (veri o presunti), ma da questo tuo commento sembra quasi che li poni un gradino al di sopra sia dei gay sia degli etero nella scala evolutiva.
Scoprirsi bisessuali non la vedo necessariamente come una crescita o una conquista rispetto alle opzioni “monotematiche”. Non sarebbe un po’ come dire che gli ambidestri sono più “completi” di mancini e destrorsi?
Forse non era quello che intendevi e ho equivocato, ma sul fatto che i bisessuali si innamorino degli occhi senza badare a cosa ci sia in mezzo alle gambe io qualche dubbio ce l’avrei.
-
io amo makki.
-
Non ci vedo niente di sorprendente se non che il caso esula dagli stereotipi borghesi e quindi suona buffo. A me piacciono gli uomini, innegabilmente, eppure trovo molto attraente il seno femminile, per esempio. Mi capita di andare a letto con donne, con amiche, e di accarezzarle ampiamente e reciprocamente, anche se non si arriva al rapporto sessuale completo perché la vagina non mi dice proprio niente. Loro lo sanno, si passa una bella serata divertente, siamo tutti felici e contenti e buona notte.
-
Ragazzi a questo punto citerei la zia Oscar: “Definire è limitare”.
Non è mai stato così vero, non trovate?
-
questo post mi ha fatto pensare parecchio.
soprattutto sull’essere innamorati, e svicolando poi lateralmente sulla domanda fatidica Sesso senza amore, Perchè hai una amante, e cose simili.
non mi sono mica dato risposte, no, nemmeno mi ci provo direi.
ma il post mi ha fatto pensare parecchio, e dovrò prendere una bella tisana prima di addormentarmi.
-
Ti consiglio la lettura di un libro cui non davo un soldo, e che per buona parte è opinabile, ma contiene anche delle idee non male: Bert Archer, “Il tramonto dei gay e la morte dell’etero”.
Buona Lettura
-
Paolo, quasi quasi mi offendo
Ma figurati se posso pensare che la bisessualità sia un gradino sopra (o sotto) rispetto a eterosessualità e omosessualità. Ho usato il termine “crescita” e non “evoluzione” proprio per evitare questo fraintendimento, ma non è bastato. Per crescita intendo non in modo qualitativo (dal peggio al meglio) ma proprio in senso temporale: dalla condizione A alla condizione B, che in questo caso coincide con Bisessualità
Hai equivocato: io conosco un po’ di bisessuali, un po’ di omosessuali e un po’ di eterosessuali. So bene che se proprio devi giudicare un individuo (e già si sbaglia) l’ultima cosa che puoi prendere come parametro è il suo orientamento sessuale, oppure la sua etnia, o il colore della pelle.
Sulla sua religione e sul suo credo politico, invece, essendo scelte intellettuali – a differenza di tutto il resto – penso che non si sia del tutto innocenti. Anzi: l’ tendo a essere terribilmente giudicatore. Sbaglierò, ma almeno mi diverto
-
bene. una pacca sulla spalla. Sai cosa stai scoprendo ? consapevolezza. La consavpevolezza che non esistono limiti, che questi sono dettati dalle paure, ma la paura e’ un qualcosa che non esiste, paura di cosa ? paura di morire ? a quello rassegnati o meno non abbiamo alternative. paura di non godere della vita, dell’amore ? ecco, questo puo’ darsi. Ma fondamentalmente siamo liberi. Punto. Quindi cade ogni motivo per avere “paure”. Quando si e’ consapevoli di questo non c’e’ piu’ alcun motivo per non essere sereni. E’ cosi’ semplice.
-
Un po’ fuori tempo massimo, provo a dire la mia. A livello razionale è facile: sono da sempre convinto che tra il bianco e il nero dei nostri stereotipi di sessualità e affettività etero ed omo la realtà sia invece costituita da mille e mille sfumature di grigio. La sfumatura che stai vivendo è un po’ meno frequente di altre, ma che importa? L’importante è che siate felici, come è stato ribadito più volte nei commenti precedenti. Tuttavia c’è dell’altro. A livello emotivo (non saprei come definirlo altrimenti) devo ammettere che la tua notizia mi ha soprattutto immalinconito. Probabilmente questo la dice lunga più su di me che su di te (e visto che non ci conosciamo, puoi catalogare benissimo il tutto nella rubrica “e chissene”): la malinconia che provo potrebbe essere semplicemente un’eco di mie delusioni amorose passate, e morta lì. E invece ci sento il sintomo di un disagio più generale, che ha fatto capolino in qualche commento: la sensazione che il “coming in”, come tu stesso l’hai chiamato, sia proprio questo: un rinchiudersi dentro spaventato, anziché un’apertura coraggiosa. E il fatto che questa svolta sia stata preceduta (accompagnata?) dalla psicoanalisi, rafforza ancora di più questa sensazione. Se mi passi una metafora un po’ abusata, anziché continuare a navigare a vista nell’oceano aperto e tempestoso dei sentimenti e dell’attrazione per le persone del tuo stesso sesso, io temo che tu sia rientrato alla casa del padre (della madre?): accettando di vivere secondo le regole della maggioranza anziché continuare a lottare per creartene delle tue. Mi fermo qui. Ti e vi auguro ogni bene.
-
Aerdna, capisco perfettamente quello che pensi ed è ragionevole avere questa reazione.
Ma la mia esperienza è stata esattamente il contrario.
Ma invece di rispondere in dettaglio (non serve, e ho già detto abbastanza), vorrei spostare il discorso: mi diverte la diffusa sensazione di sfiducia che leggo in qualche commento circa la psicoanalisi.
Tu aerdna l’hai mai provata? O giudichi da fuori?
-
Ti rispondo così come ha reagito la mia pseudo-madre quando appresa le lieta notizia che io sono gay: “sappi che approvo, anche se non c`è niente che io debba approvare”.
Si trascina per me soltanto un interrogativo tra i vari commenti. Sembra che la tua felicità e quella della vostra coppia debbano provare la riuscita della tua eterosessualità (o bi- che sia). Sarai bi soltanto finché lei ti renderà felice e sarete innamorati l’un* dell’altr*? Se e quando questa relazione dovesse finire, dovrebbe essere allora la dimostrazione che forse non sei poi così etero? Mai noi quando finisce una nostra relzione con un uomo, siamo allora meno gay?
-
Ubu, non l’ho provata, ma non credo che questo significhi giudicarla da fuori: la psicoanalisi ha svolto e svolge un ruolo importante nella vita di molte persone che mi sono vicine. Ad alcune mi sembra abbia fatto un gran bene, ad altre meno o molto meno.
-
In una notte di insonnia mi accorgo di questo post che avevo perso di vista all’uscita.
Io, omosessuale con tre figli (fatti con una donna che “ha sempre saputo”), mi sento un po’ meno ufo e mostro di sempre, dopo il racconto di maki, che condivido abbastanza: a patto che maki sappia, e lo sa, che si rimane se stessi, che non bisogna mai pensare che la donna redima qualcuno…
Perché in questo siamo meglio di “loro”: che sappiamo che si può viaggiare nelle figure della vita, cambiandosi d’abito. E pagando dazio, ma questa è un’altra storia e non vogliamo raccontarcela adesso.
-
[...] et moi) Dicembre 1, 2007 Conosco Macubu, autore di questo blog di stile. Leggere del suo coming in, anche se in ritardo, mi ha molto emozionato. Quando qualcuno percorre gli stessi passi che hai [...]
-
ciao a tutti…
leggere certe cose mi sconvolge!
Forse perché non ho mai avuto problemi nell’amare ed essere amato indipendentemente dal sesso dell’amante!
Mi accorgo (ma è da tempo che l’ho notato), che siamo noi che ci costruiamo il carcere in cui poi chiuderci: reparto gay, reparto etero, braccio ariani puri, girone meridionali, piano stranieri e così via fino alle celle d’isolamento!
Ma l’amicizia dove la mettete? l’affetto che si può provare per un amico e una amica non hanno valore?
E se poi l’amicizia diventa esperienza completa (leggi “fare sesso”) che paura avete? Quali valori (o disvalori) tradite? Che giuramento avete fatto (e davanti a chi?) che vi obbliga a non uscire dai binari?
Insomma, cerchiamo d’essere un po’ più “allegri” e con meno etichette (che non sono gli altri ad attaccarcele, ma ce le marchiamo a fuoco da soli!), e andiamo incontro alla vita e agli altri con curiosità e desiderio di sperimentare tutto (e farci sperimentare).
Scusate lo sfogo, ma leggere una storia d’amore come se fosse un reato di lesa maestà (gay) mi ha sconvolto!
Baci, baci…
gerardo
-
Mah… questo post è stato pubblicato quasi 2 anni fa. Chissà se è ancora valido! O sarà stata la lettura di questo post ad ispirare Povia?
-
Sicuramente esisteranno il bianco e il nero, ma sono rarissimi….Aveva ragione il Dr. Kinsey quando negli anni ‘50 studiò il comportamento sessuale del maschio e della donna americana….ovvero ci sono miriadi di sfumature di modi di essere…Io per esempio ho avuto storie sia con ragazze che con ragazzi….Ho avuto una storia che è durata 4 anni con una ragazza splendida…sesso spettacolare, in cucina, nei bagni dei locali, sesso orale dentro il confessionale in chiesa
) parlavamo di tutto, a volte leggevamo la bibbia e il vangelo per trovare le contraddizioni squallide della chiesa rispetto alle scritture, purtroppo è finita, sono stato malissimo…dopo circa un anno, un tipo che è al primo anno di università e abita vicino casa mia, mi dice se andiamo a bere una birra insieme….finisco a letto con lui, adesso ogni tanto facciamo sesso insieme…..Il mio consiglio a tutti…Siate felici…Donato