8 novembre 2007 |
Attualita
Un po’ in ritardo, ma vale la pena segnalare la notizia data sul numero di ottobre della rivista inglese Boyz per cui tre ragazzi (18, 21 e 26 anni) hanno contratto il virus HIV dopo aver girato un video bareback con un quarto attore sieropositivo.
Responsabile il produttore del video, ovvio! Responsabili le persone coinvolte, maggiorenni e consapevoli del rischio a cui andavano incontro, certo! Niente mi toglie dalla mente, però, che anche chi acquista questi video, abbia un certo grado di responsabilità.
Boyz, AVN Media Network
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3 su 3 contagiati? cos’è, un record?
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E anche chi li scarica. Me compreso, qualche volta.
Nel senso che mi ci sono trovato a pensare anche io, a questa cosa: a quei video porno bareback e a quello che vuol dire “coltivare” e accettare questo tipo di cultura pazza e insana.
Quando ci penso, cancello. Fortunatamente sono pochi quelli che ho visto passare nel mio HD, ma… insomma: avete notato quanti ce ne sono in giro?
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A me quello che fa specie è che ho la nettissima impressione (lo dicevo ieri a Giovanni al telefono) che più passano gli anni e meno i gay vogliono sentir parlare del sesso sicuro, dei rischi del bareback, del virus HIV e dell’AIDS in generale. È come se avessero rimosso il problema.
Mi sembra quasi che se estrai il profilattico ormai sei considerato un po’ come quelli che vanno in bicicletta con la mascherina: da ammirare, per carità, nessuno dice che non facciano bene, però che rompicoglioni ’sti igienisti. Sbaglio?
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Non sbagli… la mia esperienza da “informatore spicciolo da chat” è stata nefasta: sono diventato un paria di gayroma – per carità, è praticamente un complimento – e ho avuto a che fare con ogni genere di roba. Dai negazionisti, ai mistificatori, a quelli che “in fondo sono fatti miei”…
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Vero l’abbassamento di guardia, vero anche che qui a Stupidcity (Barcelona) tra droga parties anche il lunedi’ e fieston tutta la settimana, il bareback dilaga, pero’ anche una forte etica e grande onesta’ tra chi ha contratto il virus, mi e’ capitato molte volte di rimorchiare in discoteca ed essere previamente avvisato dall’ oggetto del mio desiderio sul suo stato di salute, in Italia non mi e’ mai successo, pero’ magari e’ un caso.
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Credo che il problema italico sia più inquietante, più subdolo.
Spesso in Italia non vieni “avvisato dello stato di salute” semplicemente perchè detto stato viene ignorato.
Anni e anni fa si andava a fare il test per paura. Poi per buon senso. Infine, perché si era al sesto mese di una relazione che sembrava durare in eterno.
Ora il test non si fa perchè (cito da una chiacchierata memorabilmente stupida via chat) “preferisco non pensarci”.
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Qui a Londra le pubblicazioni informative sono ovunque, i preservativi sono reperibili gratuitamente in ogni pub, vengono organizzati workshop, Stephen Fry realizza un documentario per la TV e si fa il test davanti alle telecamere…
L’ultima novità è che puoi addirittura farti il test mentre sei in sauna.
Eppure l’impressione generale è la stessa, e cioè che la gente preferisca nascondere la testa nella sabbia. È come se allo shock e al panico dei primi anni sia seguito un generale meccanismo di autodifesa con conseguenze diametralmente opposte, un’anestesia collettiva davanti alla serietà del problema.
Il bareback dilaga, le infezioni sono in costante aumento e – soprattutto – le nuove generazioni si guardano intorno e ricevono i messaggi sbagliati, imparano a sottovalutare i rischi perché “oggi intanto si può avere comunque una vita normale”.
Prova ne è che, secondo un’indagine svolta quest’anno dal Terence Higgins Trust tra 1000 giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni, più del 20% ha dichiarato che esiste una cura per l’HIV (http://news.bbc.co.uk/1/hi/health/7007859.stm).
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Sempre a proposito di sdoganamento del sesso bareback: su Pride di questo mese c’è la pubblicità a tutta pagina di un certo locale milanese con ingresso riservato ai soli tesserati Arcigay che, fra le attrattive in calendario, vanta uno “Skin To Skin party”.
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Ora, a me questa notizia pare una bufala. Magari invece è successa però tre su tre per un rapporto non protetto mi pare da guinness.
Sia chiaro, io faccio sesso protetto da sempre ed è davvero raro che si scelga di non usare il preservativo; aggiungo: evviva il preservativo.
Detto questo, tre porno attori sono stati infettati nel loro lavoro. “Siamo tutti colpevoli”? Mi spiace, io non mi ci sento colpevole manco un po’. Magari dovrebbe essere affrontato il tema della prostituzione (il porno fa parte della prostituzione: è sesso a pagamento.) e come questa possa essere legata allo sfruttamento. Possa. Perché se è sfruttamento lo è sempre e comunque, è generalmente considerato reato su questo pianeta, ed è qualcosa che va combattuto – anche se non comporta danni permanenti per l* sfruttat* coinvolt*. Se invece deriva dalla libera scelta della persona e dunque non vi è sfruttamento massima libertà nelle azioni compiute: si vuole far sesso non protetto, si vuole far sesso in apnea, si vuole far sesso con un animale, si vuole far sesso con giuliano ferrara?
Non ho mai pagato per comprare un giornaletto o un film o un qualunque altra cosa che professi dei rapporti sessuali verosimili – magari ho fatto un paio di riprese, magari no – ma se dovessi farlo e scegliessi di comprarne un paio in cui vi siano solo albini, solo vergini o solo rapporti senza preservativo (una volta appreso che non vi sia stato sfruttamento di alcun*) troverei prediche come le vostre terribilmente ideologiche, etiche, moraliste.
Fortunatamente sono un liberale, e penso tutto il male possibile delle ideologie, o delle leggi etiche, o del basso (ne esiste di alto?) moralismo.
p.s. pace. però l’integralismo mi spaventa un po’.