Candele e radici

Ieri sera, camminando verso la fiaccolata, mi era venuto il dubbio che potesse essere un flop. E’ stato il pensiero di un attimo. Quasi nessuno per strada e là, in fondo a Corso Buenos Aires, poche persone sparse e le luci blu di un’auto della polizia. Poi, appena girato l’angolo di Piazza Oberdan, la folla: tante, tante persone, millecinquecento, forse duemila, ma era difficilissimo riuscire a capire quanti fossimo senza poter vedere il fiume di candele dall’alto. E’ stato bello, emozionante. Anche divertente (“Sì signora, esatto. E’ la veglia per Mike Bongiorno”).
E che bello leggere quel che Marco racconta di aver sentito dal funzionario della questura: “E’ incredibile che siate costretti a organizzare una manifestazione del genere, è incredibile che saremo costretti a mandarvi agenti per proteggervi”.
Mentre camminavo con tanti amici, non riuscivo a non pensare a un recente articolo di Adriano Sofri, parole che da qualche giorno mi ronzano continuamente in testa e che ho quasi imparato a memoria, come mi capita per le cose che mi colpiscono profondamente. Le parole sono queste:
Sono persuaso che al fondo della questione dell’immigrazione straniera stia il fantasma della sessualità, lo spettro che si aggira per l’Europa e, più inaspettato e improvviso, in Italia. Evocato, del resto, dalla repellente ingenuità razzista, così facile a tradirsi. Frasi come “vengono a portarci via il lavoro” sono già meno frequenti di quelle: “Vengono a violentarci le donne”. Non è vero che ci portino via il lavoro, come spiega la Banca d’Italia, né che ci portino via le donne, come spiegano le statistiche criminali. Gli immigrati arrivano alle nostre spiagge, provvisoriamente esanimi, come le avanguardie di un mondo povero e spaventosamente giovane e prolifico. Sono lo specchio rovesciato della nostra senescenza e della nostra demografia azzerata. Un tempo l’omosessualità era dannata come un peccato contro la specie e l’imperativo della riproduzione. Oggi non si può più trattare del “disordine sessuale” come di un attentato alla natalità, non esplicitamente. Ma sentirlo come un tradimento della famosa identità, l’indizio più scoperto della resa effeminata dell’invaso all’invasore, una quinta colonna del mondo povero e giovane e famelico che preme per cancellare i confini, questo può succedere, succede. Come sempre i razzisti, consapevoli o no – come i nazisti, che facevano di nascosto lo sporco lavoro aspettandosi il riconoscimento dell’umanità a venire – i fascistelli che aggrediscono un ragazzo gay stanno difendendo la nostra identità. Il nostro onore. Ci stanno difendendo, Dio ci aiuti.