Piccoli orsi crescono

(No, stavolta i peli del sottoscritto non c’entrano.)
Un disco perfetto per i prossimi afosi weekend estivi? Veckatimest, dei Grizzly Bear.
Con due album già notevoli all’attivo (il secondo, Yellow House, conteneva quello che a oggi è il loro pezzo più noto, The Knife) il quartetto di Brooklyn si è fatto le ossa negli stadi aprendo i concerti per i Radiohead e per Feist e ha appena sfornato uno dei migliori dischi dell’anno. Critiche entusiastiche, e – a sorpresa, trattandosi di un gruppo indipendente relativamente ancora poco conosciuto – un ingresso al’ottavo posto della classifica degli album più venduti negli Stati Uniti, appena dopo Eminem e Lady Gaga.
Pop-folk psichedelico, intrecci vocali che richiamano un po’ i Beach Boys d’annata e un po’ gli Arcade Fire, tanti strumenti acustici. Le radici sono profondamente americane, il territorio è quello dei Wilco e di Sufjan Stevens, ma i Grizzly Bear hanno qualche tocco di raffinata delicatezza in più.
Veckatimest è stato registrato a Cape Cod nel Massachusetts, dove si va ad avvistare le balene, nella casa della nonna del frontman Ed Droste. Allampanato e con un naso importante, Ed è l’unico omosessuale del gruppo e non si fa nessuno scrupolo a dichiararlo. Pare che una sua intervista su Butt di qualche anno fa – in cui ha ammesso con nonchalance di essere un power bottom – gli abbia procurato uno stalker che ora tenta di intrufolarsi nel backstage ai concerti con intenzioni poco romantiche, scatenando l’ilarità degli altri membri del gruppo. Come si potrebbe intuire dal suo modo di cantare Ed è un tipo piuttosto tranquillo: appassionato di giardinaggio, quando non è in tour coltiva l’orto di casa e porta a spasso il cane con il fidanzato.
East Village Boys