Archivio per la categoria ‘Storie’
Ci si vede lì?
Venerdì 19 marzo si tiene la presentazione milanese di “Abbabusiness, scopri il lato b delle imprese”, libro scritto a quattro mani dai miei amici Giampaolo Colletti (Technogym) e Andrea Notarnicola del Gruppo24Ore per le Edizioni Croce. Abbabusiness racconta quanto sia importante e strategico l’innesto della cultura della diversità di genere e il ruolo della comunità GLBT nelle aziende, e quanto sia importante la creazione di una comunità inclusiva per il business dell’impresa.
Ci si trova alle 18.30 presso La Feltrinelli in Duomo: ci saranno Ivan Scalfarotto (vice-Presidente PD e gia’ HR Director), Alessandra Mazzei (Università IULM) e, udite udite, il sottoscritto, nella sua identità segreta di manager di multinazionale. Modererà l’incontro Giuliano Federico (Gay.TV).
Vi aspettiamo!
nonsoloratzy
Addirittura su Raiuno?
Preti e Matrimoni Gay
C’è di che cancellare lo sbattezzo…
23 marzo 2010
La Corte Costituzionale italiana si pronuncerà sull’incostituzionalità del divieto di matrimonio gay il 23 Marzo 2010.
La notizia è stata data durante il congresso dell’Associazione Certi Diritti.
A prescindere dal risultato io penso che sia una cosa fantastica.
Se volete farvi un po’ di cultura su come ci si è arrivati, qui un bellissimo resoconto fatto da un sito -non gay- per i diritti del cittadino.
Tenede le dita incrociate, grazie.
C’è tutto un mondo intorno
Superi Chiasso, e ti accorgi che esiste – esiste davvero – un mondo che prevede l’esistenza di partiti di destra diversi dal nostro. Se invece non hai mai alzato il culo dal sacro suolo patrio, e non sai una beata fava di lobby gay, puoi anche pensare che Lorella Cuccarini – che a 40 anni e rotti, senza i suoi fans gay, farebbe la badante a Centocelle – non faccia nulla di male nello sbandierare la sua contrarietà al matrimonio gay. Andassi ogni tanto a vedere come stanno le cose nel mondo vero (non qui, o in Sudan) magari ne verremmo a capo.
lettera a Letizia
Gentile Letizia Moratti, Sindaco di Milano,
oggi, 3 novembre 2009, io e il mio fidanzato (e altre due coppie, e un legale della Rete Lenford) ci siamo recati in comune presso il vostro ufficio Pubblicazioni Matrimoniali, in via Larga 12, al fine di richiedere, per l’appunto, tale pubblicazione.
Prima di scendere nel dettaglio di ciò che è avvenuto, ci terrei a ricordarle ciò che enuncia l’articolo 3 della Costituzione Italiana che dichiara testualmente:
“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”
Brevemente: una deliziosa signorina ha accolto la novella coppia, con un gran sorriso chiedendo “chi di voi due si sposa e con chi?” e alla risposta “noi due con noi stessi” il sorriso si è raggelato in un ghigno satanico, ma pur sempre estremamente gentile.
Dopo brevissima consultazione col capo ufficio, ci ha informato che non avremmo nemmeno potuto far richiesta di pubblicazione, in quanto sprovvisti dei requisiti necessari.
Ad ogni modo la sua collega (che esclamava nel frattempo: che bello! Buona fortuna!) ci ha suggerito di far domanda in carta libera all’ufficio Protocollo.
Usciti dall’ufficio nel quale ci sono stati negati -in quanto rei d’omosessualità- i nostri elementari diritti di cittadino italiano che vota e paga le tasse, ci siamo confrontati con le altre coppie alle quali era stata detta la medesima cosa.
Nota a margine: durante questa breve consultazione tra coppie ed avvocato, un dipendente comunale si è premurato di farci sapere (ripetutamente) che la suoneria del suo telefonino era “Faccetta Nera”, nota canzoncina dei bei tempi perduti del fascio.
Così il variopinto gruppetto si è spostato ai piani bassi, all’ufficio protocollo e, dopo non poco penare, è riuscito a depositare finalmente questa domanda di richiesta per poter accedere al servizio di Pubblicazioni Matrimoniali.
Letizia, vorrei porre la sua attenzione su un esempio banale ma molto significativo: se a lei, in quanto donna, venisse negato il Diritto Costituzionale di accedere al voto, come si sentirebbe?
Ecco, esattamente nello stesso modo mi sento io stamane, violato nella mia dignità umana, personalmente offeso dai suoi dipendenti e soprattutto arrabbiato perché:
1) non solo mi viene negato il diritto di sposarmi, ma l’atteggiamento dei suoi dipendenti, viola l’articolo 3 della costituzione, rendendo ANTICOSTITUZIONALE L’OPERATO DELL’ANAGRAFE DI MILANO
2) oltre al diritto di sposarmi mi viene negato anche il mio diritto di dignità, sminuendo la mia persona, nonostante –come già sottolineato- io sia Cittadino Italiano incensurato, paghi le tasse ed eserciti il diritto/dovere di voto
3) naturalmente a tutto ciò si sommano tutti gli altri diritti correlati ai quali non posso accedere: si va dalla licenza lavorativa matrimoniale per arrivare al diritto di successione, alla responsabilità sanitaria… la lista è lunga, caro Sindaco
La prego quindi di dar seguito, nei tempi previsti dalla legge, alla richiesta di pubblicazioni depositata dalla nostra coppia e dalle altre coppie facenti parte dell’associazione “Certi Diritti”.
La prego inoltre di ricordare ai suoi dipendenti che l’intimidazione è un reato punibile per legge.
Cordialmente
Un cittadino che paga le tasse.
La più orgogliosa del reame
Notizia: il Ku Klux Klan avrà presto un reame in Italia.
Si, proprio quelli incappucciati che bruciano le croci nel film di Alan Parker. Già! Apriranno una sede da queste parti (che loro chiamano “reame”… sic!) che in continente se ne sentiva la mancanza.
Lo sanno tutti che da oltreoceano arriva tutto con un po’ di ritardo.
Non bastasse questo, sulla loro pagina web (vintage quanto le loro idee) lamentano una mancanza d’orgoglio del maschio bianco cristiano.
In effetti sono orgogliosi neri, ebrei e “addirittura” gay… perchè loro dovrebbero essere da meno?
La mania di persecuzione è evidente: rivendicano il diritto a girare incappucciati (chissà se la Santanchè sarà nei paraggi in occasione di una loro processione en travesti) ed a passare il tempo a togliere l’orgoglio a chi ce l’ha cianciando di superiorità della razza. Anche quei dilettanti di Casa Pound stanno prendendo provvedimenti.
Per le checche ovviamente nessuna pietà. Che da quando siamo “usciti dall’armadio” la società sta sempre con un termometro nel culo.
Repubblica.it
Coming out (once again)
Ebbene sì. È giusto che sappiate anche questo di me.
Che sono frocio lo sa tutta la blogosfera fin dal 2003, quando ho aperto questo blog firmandomi con nome e cognome.
Che ho una spiccata predilezione per gli uomini villosi – o almeno possibilmente barbuti – lo sanno tutti i lettori assidui di Tom, anzi qualcuno mi rimprovera di dedicare troppi post ai peli (altrui o miei).
Che sono un feticista del piede maschile lo sanno i lettori di Pride, la rivista con cui collaboro (grazie a Oreste di SneakerSexItaly che riporta il mio pezzo sul suo sito).
Che sono anche un attempato geek è palese, considerando tutte le ore del giorno e della notte che passo al computer.
Fin qua credo che nessuno si scomponga più di tanto: tutto sommato un frocio simile a tanti altri, senza grandi scheletri nell’armadio.
Eppure quando confesso ad altri gay che passerei molto più volentieri tutti i miei sabati sera con questi qui piuttosto che fare mattina al Billy senza maglietta e con svariate sostanze chimiche più o meno legali in circolo, mi guardano con gli occhi sbarrati come se fossi un alieno.
Ebbene sì. Sono un gay gamer. Come Jimbo e i suoi amici.
Butt Magazine
Bearification (o anche: Vanity Bear)

Passano gli anni e qui aumentano i peli. Non che mi dispiaccia, ma vorrei sapere come mai mi sto trasformando in un orango. Succede anche a voi? È un fenomeno frequente presso i froci di mezza età? Testosterone in eccesso? Andropausa? Dovrei iniziare a frequentare i ritrovi per orsi pur non disponendo del physique du rôle adatto? Perché con la pelliccia posso tranquillamente convivere, ma con le maniglie dell’amore no, eh.
Chiagne e fotte
Succede a tutti i livelli, finanche a X Factor. Tu critica qualcuno con aggressività, e il pubblico da casa tiferà per il poverino preso di mira. Garantito al limone. In questo caso il detonatore è la partecipazione contestata di Povia a Sanremo.
Intanto il testo in musica l’abbiam sentito, ed è francamente peggio di quanto ci si potesse aspettare. Profondamente ideologico e militante, sembra scritto da Paola Binetti (“c’era chi mi diceva “è naturale”, io studiavo Freud non la pensava uguale”), aiutata non da Mogol ma da quegli psicologi e psichiatri cattolici che dell’Organizzazione Mondiale della Sanità se ne catafottono – e che continuano quindi a sostenere che l’omosessualità NON è una variante naturale del comportamento umano.
Ma l’aspetto più disgustoso di tutta la sgradevolissima vicenda è che sta facendo passare il messaggio che lui è la vittima, e non l’aggressore. Tipo Terminator che, mentre lo trita col minipimer, si lamenta perchè il suo ultimo bersaglio gli ha macchiato di sangue la cravatta. Trattasi di un giochino a orologeria che funziona immancabilmente, e che ai fondamentalisti è già riuscito alla perfezione con i DiCo e il Family Day.
Conseguenza, un’ondata di simpatia della “maggioranza silenziosa”, quella specializzata in ovazioni al Teatro Ariston (spero ve la siate gustata, giusto dopo il suo pezzo). Se continua così, vincerà il Festival.
Avremmo dovuto fare diversamente? Non protestare, non contestarlo per strada, non farci sentire, usare un’altra tattica? Una strategia alternativa? E soprattutto, una strategia alternativa esiste?
A questa domanda, sinceramente, non saprei come rispondere.

