Secondo un’indagine dell’Eurispes (2006), quasi il 90 per cento della popolazione italiana si professa tuttora “cattolica”. Ma un’indagine di Critica Liberale, rivista dell’omonima Fondazione, riporta dati in calo costante: comunioni e cresime sono sempre meno frequenti e diffuse, e sempre meno numerosi i matrimoni in chiesa.
E dunque? Identità divergenti, come per Madonna: severa praticante della Kabbalah ma anche panterona del sesso over-fifty. Così i cattolici italiani: a parole omaggiano il Santo Padre, ma nei fatti vivono un cattolicesimo un po’ così. All’italiana, appunto.
Per esempio: ogni celebrazione cattolica inizia con il segno di croce. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Ma che cos’è lo Spirito Santo? Quali sono i suoi Sette Doni? Qual è il “peccato contro lo Spirito Santo”, l’unico ad essere considerato davvero imperdonabile? Non si tratta di dogmi, ma dell’ABC della dottrina.
Per Marie Claire ho rivolto queste domande a un target ESTREMAMENTE trasversale: e l’abisso di ignoranza che ne è emerso è più nero dei capelli di Sarkozy.
L’articolo è sul numero di Novembre, ora in edicola: ma ve ne riporto qualche stralcio.
A UNA CENA DELLA MILANO-BENE. Casa alto-borghese.
A giudicare dal numero di borsette Gucci appese ai lati delle sedie, in pochissimi sembrano militare per Rifondazione Comunista: ma le risposte sono raccapriccianti.
“E’ quello che ha fatto partorire Maria, no?” mi dice una brillante professionista, confondendo la funzione fecondatrice dello Spirito con una banale prestazione da ostetrica. E senza neanche la partita IVA.
“Io mi ricordo che ha parlato per mezzo dei profeti”, cita un dottore commercialista dal triplo cognome, riportando un pezzo del Credo: “E con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei Profeti”. L’ereditiera-vedette della serata non è però persuasa: “Cosa vuol dire? Chi era a parlare, i profeti o lo Spirito?”. Le reminiscenze del commercialista non si spingono così in profondità: “Hai presente Ambra a Non è la Rai? Parlava lei, ma le cose gliele diceva Boncompagni. Ecco, più o meno così”.
Ecco, più o meno così: la potenza rivelatrice dello Spirito di Dio ridotta a suggeritrice da avanspettacolo. Alla mia richiesta su quali siano i Sette Doni dello Spirito, la risposta della soubrette è decisiva: “Sette doni? Io alla Cresima ho ricevuto solo una borsetta di Chanel”.
AL PLASTIC. Sembrerà incredibile, ma nel club più storico e trasgressivo di Milano ho ricevuto risposte ricche di significato e di introspettiva saggezza. Certo, sono partito un po’ male: la prima ragazzina cui avevo tuonato la domanda, vincendo Anna Oxa che urlava “Fatelo con me”, mi ha risposto che “è quell’ispirazione, non so, quel sentimento che ti ispira a fare qualcosa, o a non farne un’altra. Per esempio, abbinare il blu e il marrone: sai che non lo devi fare anche se nessuno te l’ha mai detto”.
Da questa affermazione, che forse Monsignor Ravasi apprezzerebbe da un punto di vista estetico ma certo condannerebbe da un punto di vista dottrinale, è nata una vivace discussione: un ragazzo ha sostenuto che “è la divina presenza che sta all’interno di ciascun uomo, che ci fa sentire tutti fratelli”. Detto da uno che, fino a due secondi prima, era in piedi sul bancone a imitare Samantha Fox, mi è sembrata una gran verità.
Una rossa truccata in stile Kabuki ha affermato che lo Spirito Santo è l’Angelo della Pace, che tornerà sulla terra a inaugurare un tempo di felicità. Se mi avessero detto che alle quattro del mattino mi sarei trovato al Plastic a parlare di sta roba, avrei chiamato il giudice Santi Licheri per far internare il mio interlocutore. E invece, come si sa, lo Spirito soffia dove vuole.
FUORI DALLA BASILICA DI SANT’AMBROGIO. L’ignoranza in merito allo Spirito Santo appare profonda, invincibile e inconsapevole: gli italiani non sanno di non sapere. Il che spiega molte cose, dall’Auditel alla politica.
Le cose vanno un po’ meglio quando si gioca in casa: ovvero, quando si pone la domanda a chi esce da messa.
Fuori dalla basilica meneghina, sul fatto che lo Spirito Santo sia la terza persona della Santissima Trinità ci sono pochi dubbi; mentre devo purtroppo dire che sui Sette Doni siamo anche qui messi male. La Maledizione dei Sette Nani colpisce sempre: per quanto ci si sforzi, non si riesce mai a dirli tutti!
Una signora, alla domanda sui doni, si è messa a cantare la versione italiana dell’inno “Veni Creator Spiritus”: “i Sette Doni mandaci / onnipotente Spirito / le nostre labbra trepide / in Te sapienza attingano”. E ha proseguito: “Dal mare tu ci liberi / serena pace affettaci…”. Dal MARE?! Affettaci?! La signora ci pensa un po’ su: “Effettivamente credo che si debba dire “dal male”. Ma io l’ho sempre cantata così!”.
È in buona compagnia, cara signora: alle immagini troppo difficili o distanti, come lo Spirito Santo o il male da cui farsi liberare, gli italiani preferiscono la solida e rassicurante realtà delle forme.
Come le colombe o i Padri Pii in plastica: non rappresentano molto bene lo Spirito di Dio tramite il quale Egli agisce e fa agire, ma in tinello stanno benissimo. Si venera ciò che ci somiglia: anche la mia vicina di casa ottantenne recita ogni sera il “Salvia Regina”. Non molto spirituale, d’accordo, ma siamo o non siamo il Paese della Dieta Mediterranea?