Stròzzatici, con quell’ostia
Poi mi chiederete ancora perché penso che essere froci e cattolici sia l’apoteosi del masochismo?
Repubblica.it
Poi mi chiederete ancora perché penso che essere froci e cattolici sia l’apoteosi del masochismo?
Repubblica.it
Questo è il sorriso di chi è appena sceso dal palco dello Staples Center domenica scorsa dopo aver aperto i Grammy con un’esibizione che – in un mondo più giusto, dove l’espressione show-stopper fosse letterale – avrebbe fatto terminare lì la diretta risparmiandoci il perlopiù inutile seguito; di chi ha appena chiuso un cerchio quarantennale i cui archi si chiamano Lennon, Bowie, Mercury, Bolan, Lauper e non certo Ciccone o Spears; di chi è coperto di lustrini e fuliggine perché sa che alla musica non serve altro; il consapevole sorriso, signore e signori, di chi ha appena fatto la storia del pop.
Formspring.Me è l’ennesima mania collettiva della Rete. O anche “The Sociopathic Crack Cocaine of Oversharing“. E adesso sotto con le domande impertinenti, su.
Gawker
La Corte Costituzionale italiana si pronuncerà sull’incostituzionalità del divieto di matrimonio gay il 23 Marzo 2010.
La notizia è stata data durante il congresso dell’Associazione Certi Diritti.
A prescindere dal risultato io penso che sia una cosa fantastica.
Se volete farvi un po’ di cultura su come ci si è arrivati, qui un bellissimo resoconto fatto da un sito -non gay- per i diritti del cittadino.
Tenede le dita incrociate, grazie.
Oggi ero qui, e lei (non virgoletto, perchè vado a memoria) dice: figli di genitori gay meglio dei figli di una violenza? Non so, non lo so se è meglio. Sto ancora male fisicamente, se ci ripenso. E mi domando fino a quando. Fino a quando questa gente si sentirà libera di potermi insultare liberamente, con la leggerezza derivante della totale impunità, e con quella limpida ferocia che non smette di lasciarmi ogni volta senza fiato. Fino a quando si sentiranno investiti del sacro dovere di umiliarmi, di rificcare me, la mia vita, le mie aspirazioni, i miei figli nell’irrilevanza. Io, seduto tra il pubblico, senza microfono e senza voce.
Un giorno dovrete pagare pegno per l’emarginazione senza scampo alla quale ci condannate: e sarà sempre troppo poco, troppo poco per il male che ci avete fatto, per lo scandalo di una discriminazione irresponsabile, insensata, disumana e profondamente, ideologicamente, irrimediabilmente stupida.
Io non credo all’inferno. Ma visto che lei ci crede, Scaraffia, spero davvero che l’inferno ci sia, dopo la violenza che mi ha fatto stasera in quella sala conferenze.

A Single Man non è un film: è un profumo che non ha nessun profumo, ma che arriva nella boccetta più bella che ci sia.

File inviati alla fotolito. Cianografiche vistate. Pride n. 128 fra pochi giorni nei pricipali locali, librerie e ritrovi GLBT della penisola, con una veste grafica completamente rinnovata. Poi fatemi sapere se vi piace oppure no.
In questo numero si parla di: omofobia in Africa, Glee, Giusy Ferreri, Bruxelles, Natalia Aspesi.
A breve: anche il sito di Pride.

Non so se ridere di più per gli sguardi che lancia David Beckham all’impunita Elena Di Cioccio delle Iene dalla macchina, dopo che lei ha toccato con mano la virilità del centrocampista del Milan – esibita e apparentemente esagerata in una recente campagna per Armani – o per i commenti su Towleroad di quelli inferociti per l’oltraggio subito dall’idolo del calcio da parte di una reporter donna.
Towleroad

Lui è più bravo a scrivere pezzi (per ora), ma a interpretare quelli di altri Martha batte Rufus, e di parecchio.
Non contenta di aver ripetutamente rubato la scena al fratello durante i concerti-omaggio a Judy Garland (con una memorabile e applauditissima versione di Stormy Weather) ora Martha Wainwright si misura con un altro mostro sacro, anzi con la chanteuse per eccellenza. Sans fusils, ni souliers, à Paris è una delizia. Impeccabile come le erre arrotolate della giovane canadese, cresciuta sul palcoscenico cantando ai concerti di papà Loudon III.
Superi Chiasso, e ti accorgi che esiste – esiste davvero – un mondo che prevede l’esistenza di partiti di destra diversi dal nostro. Se invece non hai mai alzato il culo dal sacro suolo patrio, e non sai una beata fava di lobby gay, puoi anche pensare che Lorella Cuccarini – che a 40 anni e rotti, senza i suoi fans gay, farebbe la badante a Centocelle – non faccia nulla di male nello sbandierare la sua contrarietà al matrimonio gay. Andassi ogni tanto a vedere come stanno le cose nel mondo vero (non qui, o in Sudan) magari ne verremmo a capo.